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Riferimento: Sir 38, 9-14
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1 Onora il medico per le sue prestazioni, perché il Signore ha creato anche lui. 1 1
2 Dall’Altissimo infatti viene la guarigione, e anche dal re egli riceve doni. 2 2
3 La scienza del medico lo fa procedere a testa alta, egli è ammirato anche tra i grandi. 3 3
4 Il Signore ha creato medicamenti dalla terra, l’uomo assennato non li disprezza. 4 4
5 L’acqua non fu resa dolce per mezzo di un legno, per far conoscere la potenza di lui? 5 5
6 Ed egli ha dato agli uomini la scienza perché fosse glorificato nelle sue meraviglie. 6 6
7 Con esse il medico cura e toglie il dolore, 7 7
8 con queste il farmacista prepara le misture. Certo non verranno meno le opere del Signore; da lui proviene il benessere sulla terra. 8 8
9 Figlio, non trascurarti nella malattia, ma prega il Signore ed egli ti guarirà. 9 9
10 Allontana l’errore, regola le tue mani, purifica il cuore da ogni peccato. 10 10
11 Offri l’incenso e un memoriale di fior di farina e sacrifici pingui secondo le tue possibilità. 11 11
12 Poi ricorri pure al medico, perché il Signore ha creato anche lui: non stia lontano da te, poiché c’è bisogno di lui. 12 12
13 Ci sono casi in cui il successo è nelle loro mani; 13 13
14 anch’essi infatti pregano il Signore perché conceda loro di dare sollievo e guarigione per salvare la vita. 14 14
15 Chi pecca contro il proprio creatore cada nelle mani del medico. 15 15
16 Figlio, versa lacrime sul morto, e come uno che soffre profondamente inizia il lamento; poi seppelliscine il corpo secondo le sue volontà e non trascurare la sua tomba. 16 16
17 Piangi amaramente e alza il tuo caldo lamento, il lutto sia proporzionato alla sua dignità, un giorno o due per evitare maldicenze, poi consólati del tuo dolore. 17 17
18 Infatti dal dolore esce la morte, il dolore del cuore logora la forza. 18 18
19 Nella disgrazia resta il dolore, una vita da povero è maledizione del cuore. 19 19
20 Non abbandonare il tuo cuore al dolore, scaccialo ricordando la tua fine. 20 20
21 Non dimenticare che non c’è ritorno; a lui non gioverai e farai del male a te stesso. 21 21
22 Ricòrdati della mia sorte, che sarà anche la tua: ieri a me e oggi a te. 22 22
23 Nel riposo del morto lascia riposare anche il suo ricordo; consólati di lui, ora che il suo spirito è partito. 23 23
24 La sapienza dello scriba sta nel piacere del tempo libero, chi si dedica poco all’attività pratica diventerà saggio. 24 24
25 Come potrà divenire saggio chi maneggia l’aratro e si vanta di brandire un pungolo, spinge innanzi i buoi e si occupa del loro lavoro e parla solo di vitelli? 25 25
26 Dedica il suo cuore a tracciare solchi e non dorme per dare il foraggio alle giovenche. 26 26
27 Così ogni artigiano e costruttore che passa la notte come il giorno: quelli che incidono immagini per sigilli e con pazienza cercano di variare le figure, dedicano il cuore a riprodurre bene il disegno e stanno svegli per terminare il lavoro. 27 27
28 Così il fabbro che siede vicino all’incudine ed è intento al lavoro del ferro: la vampa del fuoco gli strugge le carni, e col calore della fornace deve lottare; il rumore del martello gli assorda gli orecchi, i suoi occhi sono fissi sul modello di un oggetto, dedica il suo cuore a finire il lavoro e sta sveglio per rifinirlo alla perfezione. 28 28
29 Così il vasaio che è seduto al suo lavoro e con i suoi piedi gira la ruota, è sempre in ansia per il suo lavoro, si affatica a produrre in gran quantità. 29 29
30 Con il braccio imprime una forma all’argilla, mentre con i piedi ne piega la resistenza; dedica il suo cuore a una verniciatura perfetta e sta sveglio per pulire la fornace. 30 30
31 Tutti costoro confidano nelle proprie mani, e ognuno è abile nel proprio mestiere. 31 31
32 Senza di loro non si costruisce una città, nessuno potrebbe soggiornarvi o circolarvi. Ma essi non sono ricercati per il consiglio del popolo, 32 32
33 nell’assemblea non hanno un posto speciale, non siedono sul seggio del giudice e non conoscono le disposizioni della legge. Non fanno brillare né l’istruzione né il diritto, non compaiono tra gli autori di proverbi, 33 33
34 ma essi consolidano la costruzione del mondo, e il mestiere che fanno è la loro preghiera. Differente è il caso di chi si applica a meditare la legge dell’Altissimo. 34 34