Santo del Mese

beato Marcello Callo, martire a Mauthausen

beato Marcello Callo

beato Marcello Callo

Dal martirologio romano: “A Mauthausen in Austria, ricordo del B. Marcello Callo, martire, che, giovane nativo di Rennes, confortava nella fede i compagni di prigionia sfiancati dalle fatiche massacranti dei campi di lavoro con la sua grande passione per Cristo, e per questo trovò la morte nel campo di sterminio di Mauthausen.

”È un eroe della storia recente. Marcello (Marcel) è nato  a Rennes il 6 dicembre 1921 e morto il  19 marzo 1945 nel campo di concentramento di Mauthausen a 24 anni.Proveniente da una famiglia operaia, cresce in un ambiente profondamente cristiano. Nella sua vita fece il chierichetto e lo scaut. Nel 1933 a soli 13 anni inizia a lavorare presso una tipografia, cosa questa che gli causò molto disagio per i maltrattamenti subiti. Nel 1935 entra nello JOC (Gioventù Operaia Cristiana) dove in breve ne diventa il referente di Rennes.

Con la seconda guerra mondiale ogni attività cristiana viene sospesa in maniera obbligatoria, compreso il JOC. Segue un periodo di attività del JOC clandestina fino a quando riceve la cartolina di precetto per il “Servizio del lavoro obbligatorio” in Germania. Per senso di protezione verso i suoi cari decide di andare. In Turingia, dove viene inviato, incontra un gruppo di appartenenti al JOC. Con la sua affabilità, determinazione e forte fede, diviene presto un riferimento. Questa attenzione al prossimo, alla collaborazione, all’accogliere l’altro aggrega velocemente le persone, ma questo non passa inosservato alla Gestapo e per questo viene arrestato.

La documentazione ufficiale dell’arresto riporta in tedesco “troppo cattolici”. i tedeschi temevano la resistenza interna, per questo motivo Marcel viene rinchiuso a Gotha, quindi a Flossenburg e poi a  Mauthausen-Gusen II. Fu sempre pronto a sostenere i suoi compagni di sventura anche nelle situazioni più critiche. Mori di stenti il 19 Marzo 1945. Il 4 Ottobre 1987, il papa Giovanni Paolo II, lo dichiara beato.Le difficoltà, gli stenti, lo svilimento come essere umano, non intaccarono la sua fede, anzi, ebbe modo di metterla alla prova e ne usci sempre più rafforzata. Il suo “gettarsi” in Dio con determinazione e certezza ha lasciato una traccia di bellezza per tutta la sua vita, fino alla morte.

Il colonnello Tibodo lo assistette nei momenti più estremi. Fu grazie a Marcel che dopo la guerra si convertì e al processo di beatificazione disse: "Se io, non credente, che ho visto morire migliaia di prigionieri, sono stato colpito dallo sguardo di Marcello, è perché in lui c'era qualcosa di straordinario. Per me fu una rivelazione: il suo sguardo esprimeva una convinzione profonda che portava verso la felicità. Era un atto di fede e di speranza verso una vita migliore. Non ho mai visto in nessuna parte, accanto ad ogni moribondo (e ne ho visti migliaia), uno sguardo come il suo. Per la prima volta nel viso di un deportato vedevo un'impronta che non era unicamente quella della disperazione"