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"Ritrovate le rovine di Siclag"

Evangelici.net - 4 hours 33 min ago
Una squadra di studiosi israeliani ha annunciato di aver ritrovato nella Giudea meridionale, dopo sette sessioni di scavi, un'antica città di epoca biblica: secondo le prime ipotesi degli esperti potrebbe trattarsi di Ziklag (Siclag), la località filistea dove Davide fuggì per mettersi in salvo dalle minacce di Saul. In Italia ne hanno parlato anche Agi, AdnKronos, e Ansa. foto: christianheadlines.com...
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Col contributo di tutti. Il successo del crowdfunding del museo diocesano di Genova

Agenzia SIR - Sat, 20/07/2019 - 14:01

Si intitola “La bellezza è un dono. La Sua bellezza è un Tuo dono” il progetto di crowdfunding avviato dal Museo diocesano di Genova con l’obiettivo di raccogliere fondi per il restauro di alcune opere della sua collezione. Come ha spiegato Paola Martini, direttrice del Museo, l’iniziativa avviata “vuole essere un invito ad un contributo ‘lento’ nel tempo, ma costante, per supportare il nostro lavoro nella copertura di interventi di restauro di importanti opere della nostra tradizione religiosa ed artistica”. “Ho usato l’aggettivo ‘lento’, tanto di moda nella sua versione inglese ‘slow’, – ha spiegato – per indicare che non ci sono limiti, né inferiori né superiori, al contributo che i visitatori possono lasciare”. L’offerta “minima” richiesta è di appena 50 centesimi di euro, anche se vengono accettate offerte minori, perché “ogni supporto contribuisce a costruire la cifra da raggiungere”. “Il termine ‘slow’ – spiega ancora la responsabile – riguarda il recupero di un ‘tempo lento’ della vita e questo si adatta benissimo anche alla fruizione del Museo che, per forza di cose, non può essere veloce, perché il linguaggio delle forme e dei colori ha bisogno di tempo e pazienza per venire assaporato”. Inoltre, scherza, “nel caso della nostra ricerca fondi, il tempo è lento anche perché non possiamo permetterci di essere più veloci, pertanto, facciamo di necessità virtù”. Ci sono state donazioni importanti, anche di alcune centinaia di euro, ma la maggior parte, mediamente, è stata di alcuni euro. “Contributi anche piccoli – ha detto Martini – ma che, nel tempo, hanno fatto la differenza”. In tutto, sono circa 250 persone, i mecenati coinvolti in questa particolare raccolta fondi. Da sottolineare, inoltre, l’importantissimo contributo dei volontari che operano nell’ambito del progetto ‘Chiese aperte’ dell’Arcidiocesi di Genova. “È anche merito loro se questo progetto è stato presentato ai visitatori ed è soprattutto grazie a loro che i visitatori del museo sono stati sensibilizzati a lasciare un contributo”.

Il progetto di crowdfunding del Museo diocesano di Genova va avanti già da qualche anno

e la prima opera scelta per il restauro è stato il frammento di Polittico con Santa Caterina d’Alessandria, opera di Francesco De Ferrari da Pavia, proveniente dalla Chiesa di Santa Maria delle Vigne. “Nel corso di questi anni – ha spiegato ancora Martini – siamo riusciti a raggiungere la cifra richiesta di alcune migliaia di euro per coprire le spese necessarie al restauro”. A tutti i mecenati è stato chiesto di lasciare il nominativo ed un contatto email in modo che da comunicare l’inizio dei lavori. I nominativi, poi, verranno anche inseriti in una “tabula gratulatoria” per rendere visibile il contributo di tutti loro. Per creare, inoltre, un maggiore contatto tra visitatori, mecenati e museo, l’intervento conservativo del Polittico, che inizierà a settembre di quest’anno, verrà effettuato presso il museo stesso “in modo da costituire un’esperienza importante proprio perché sarà osservabile da tutti”. In questo modo, gli stessi mecenati, avvisati tramite email, potranno recarsi al museo e vedere di persona lo stato di avanzamento dei lavori.

Nel frattempo, anche altre opere, bisognose di restauro, sono state riportate all’antico splendore grazie al micro-crowdfunding. Due anni fa, infatti, sono state presentate al pubblico quattro teche raffiguranti la Preghiera nell’orto, Cristo alla colonna, Ecce homo e la Pietà, di proprietà della Congregazione delle Suore Domenicane di Santa Caterina da Siena, conservate nel convento di Genova Quinto dove erano arrivate, probabilmente, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, donate da uno dei tanti benefattori, come strumento per sollecitare la pietà delle religiose e delle bambine orfane che erano affidate alle loro cure. Con la chiusura della Casa, la Congregazione ritenne, infatti, opportuno depositare i rilievi presso il Museo diocesano per continuare a conservarli nell’ambito del contesto culturale di provenienza. Il Museo diocesano di Genova, infatti, riceve in deposito le opere provenienti da Chiese e da Enti ecclesiastici della diocesi al fine di conservarle, valorizzarle e, se possibile, restaurarle. Quando un’opera d’arte viene portata al Museo diocesano spesso non è in condizioni conservative tali da poter essere esposta e ha bisogno di essere restaurata. Ed è proprio per rispondere a questa esigenza che è nato il progetto di crowdfunding. Per informazioni e dettagli ulteriori sul progetto si può visitare il sito www.museodiocesanogenova.it.

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Con lo sguardo alla luna e oltre: i film che raccontano l’uomo nello Spazio

Agenzia SIR - Sat, 20/07/2019 - 08:50

Missione luna. In concomitanza con il 50° anniversario dello storico allunaggio, avvenuto il 20 luglio 1969, la Commissione nazionale valutazione film della Cei (Cnvf) e il Sir offrono una proposta cinematografica di rilettura dell’evento, da riscoprire in home-video, in oratorio e nei campi estivi.

Nei panni di Neil Armstrong con “First Man”

Ha inaugurato la Mostra del Cinema della Biennale di Venezia nel 2018, accendendo di fatto con un anno di anticipo i riflettori sui 50 anni dalla prima impresa dell’uomo sulla Luna. È “First Man” di Damien Chazelle, autore tra i più promettenti e innovativi di Hollywood, il più giovane a vincere l’Oscar come miglior regista. Il film è un lucido e appassionante racconto della preparazione per la spedizione lunare, con la formazione di un gruppo di astronauti della Nasa: Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins. Filo rosso del racconto è in particolare la vita di Armstrong, sul piano professionale, per la sua audacia e granitica disciplina, ma anche su quello privato, nel legame con la moglie Janet e con i figli. Carriera e famiglia si fondono in un film evocativo e di grande suggestione, dove emerge con chiarezza lo sguardo americano sulla vicenda. Chazelle imprime una carica visionaria all’opera, che si rivela potente e poetica. A livello pastorale, il film è consigliabile, problematico e per dibattiti.

La luna è donna con “Il diritto di contare”

Il racconto della conquista della luna e in generale dello Spazio è stato quasi sempre declinato al maschile (si ricordano di certo il fantascientifico “Contact” con Jodie Foster firmato Robert Zemeckis e l’horror “Alien” di Ridley Scott con Sigourney Weaver). Con “Il diritto di contare” (“Hidden Figures”, 2017) di Ted Melfi cambia la prospettiva, narrando la vicenda vera di tre scienziate afroamericane, Katherine G. Johnson, Dorothy Vaughn e Mary Jackson, che contribuirono a far decollare il progetto della Nasa negli anni ’50-’60, in piena contesa con l’Unione Sovietica. Prendendo le mosse dal libro di Margot Lee Shetterly, Melfi porta sullo schermo, muovendosi tra commedia e dramma, il racconto della conquista dello Spazio unitamente a una fotografia sociale del tempo, tra discriminazioni e pregiudizi razziali. Atmosfera e battute vivaci danno ritmo al film, per un’opera del tutto godibile e dalle ricadute edificanti. Dal punto di vista pastorale il film è consigliabile e problematico.

Negli occhi dei ragazzi con “Cielo d’ottobre” e “Wall-E”

La corsa allo Spazio è stata proposta anche attraverso angolature educational. Anzitutto il mélo familiare “Cielo d’ottobre” (“October Sky”, 1999) di Joe Johnston con un giovanissimo Jake Gyllenhaal. È il racconto di una storia vera nell’America degli anni ’50, il sogno di un giovane della provincia che vuole lanciare un razzo dinanzi al successo dell’operazione sovietica Sputnik; il film rimarca anche coraggio del ragazzo di sottrarsi al destino già scritto nelle miniere, come il proprio padre. Richiamando il cinema alla Frank Capra, in cui l’individuo ottiene successo e la comunità si riconosce in lui, il film dal punto di vista pastorale è senza dubbio positivo e realistico.

E sempre per ragazzi è va ricordato il cartoon Disney “Wall-E” (2008) di Andrew Stanton, che propone le vicende di un robottino nello Spazio in cerca di legami e nuove avventure. Una fiaba animata che propone attraverso suggestioni metaforiche e poetiche riferimenti al senso della vita e ai valori condivisi. Cartoon divertente e commovente, che va dritto al cuore. Dal punto di vista pastorale il film è raccomandabile.

Nuovo stile di regia con “Interstellar” e “Gravity”

Il cinema al cospetto dello Spazio può ancora stupire nelle modalità di racconto? A giudicare dai film visionari “Interstellar” (2014) di Christopher Nolan e “Gravity” (2013) di Alfonso Cuarón la risposta è certamente affermativa. Senza entrare negli aspetti strettamente narrativi delle due opere, è opportuno sottolinearne la qualità della regia e della messa in scena, con riprese inedite e immersive. Da un lato Nolan propone un’avventura spaziale in stile western, una sorta di Far West del Terzo Millennio; un’opera visionaria, nostalgica, ribollente di slanci interiori e sguardi immaginifici. Dall’altro lato, Cuarón gioca la narrazione tutta sulla contrapposizione uomo-infinito, uomo-natura, rapporto in cui emerge spaesamento e meraviglia. Opere in generale che segnano un cambio di passo nello storytelling dello Spazio, nell’utilizzo di movimenti macchina inediti e strascinanti. La macchina presa si muove così come un pennello che colora mondo interiore ed esteriore. Dal punto di vista pastorale, i film sono consigliabili e problematici.

I pionieri Méliès e Kubrick

Nella storia del cinema di fantascienza tra i pionieri figurano il francese Georges Méliès, che all’inizio del XX secolo realizza il futuristico “Viaggio nella Luna” (“Le Voyage dans la lune”, 1902), e lo statunitense Stanley Kubrick, che a metà dello stesso secolo dirige il visionario e anticipatorio “2001: Odissea nello spazio (“2001: A Space Odyssey”, 1968). Méliès attraverso le tecniche del teatro e dell’illusionismo realizza un avventuroso film in bianco e nero, muto, che descrive l’audace conquista della Luna, prendendo le mosse dai racconti di Jules Verne. Sessant’anni dopo Kubrick, esattamente un anno prima dell’allunaggio, sconvolge lo spettatore attraverso una sequenza di quadri carichi di simbolismo tra passato, presente e futuro. Già a quel tempo il regista ci metteva in allerta sul pericolo di una perdita di controllo della vita nella società dinanzi al dominio delle macchine. Film consigliabili, problematici e adatti per dibattiti.

Le saghe “Guerre stellari” e “Star Trek”

Nella missione spaziale del cinema (ma anche della Tv) non si possono dimenticare due saghe che hanno inciso nell’immaginario condiviso. Parliamo anzitutto di “Guerre stellari” (“Star Wars”) di George Lucas, con la prima trilogia lanciata tra il 1977 e il 1983 e proseguita poi negli anni Duemila grazie all’acquisizione da parte della Disney; ancora, da richiamare è poi il fenomeno cross-mediale “Star Trek” nato nel 1966 sulla Tv americana e approdato al poi cinema dal 1979 a nostri giorni. Due mondi narrativi che hanno portato lo spettatore a interfacciarsi con lo Spazio secondo i canoni del romanzo avventuroso, arricchiti da una sempre maggiore influenza di effetti speciali sbalorditivi. Dei veri e propri “cult” che ancora oggi generano entusiasmo e fidelizzazione, aprendo cuore e mente alla conquista dell’infinito.

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A 50 anni dall’allunaggio: cosa ci ha lasciato quel “primo passo per l’uomo”

Agenzia SIR - Sat, 20/07/2019 - 08:44

Dove eravate (se ci eravate) la sera del 20 luglio 1969, alle ore 22 e 17 minuti? Facile a dirsi: quasi sicuramente davanti alla televisione che commentava il primo passo sulla Luna di un uomo, l’americano Neil Amstrong. Fu un momento epocale. Noi nello Spazio a 400mila chilometri di distanza dal pianeta Terra! Emozione indicibile, fantasie scatenate, come colonizzeremo il nostro satellite, e da lì chissà dove andremo…
A mezzo secolo di distanza, qualche somma si può tirarla. Le fantasie dell’epoca furono fertilizzante per cultura, letteratura, design, arte, musica; ma l’uomo è rimasto ben saldo sul suo pianeta, perché la permanenza sul suolo lunare non è impresa (anche economica) da poco, è diventata meno interessante di quanto apparisse allora e in più i nostri satelliti si sono spinti più in là, mentre sofisticati telescopi indagano con maggiore profondità l’Universo.

Adesso è tempo di buchi neri, di fisica e astronomia, di scienza che dialoga con la filosofia; la colonizzazione di ciò che c’è al di là della nostra atmosfera ci interessa un po’ meno di allora. Doveva essere il possibile rifugio di un’umanità post atomica, si sta rivelando una meta prossima futura per un turismo milionario…

Amstrong ebbe lo spirito di dire la frase giusta: “Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità”, che ora si può applicare in molte altre frontiere e scoperte, non necessariamente spaziali. Quei balzi sulle rocce lunari erano la fine di una corsa tra le due superpotenze dell’epoca (Usa e Urss); tagliato il prestigioso traguardo, la corsa perse man mano d’importanza e forza. Divenne più importante la permanenza nello spazio per tempi lunghi, per considerare le reazioni umane, per testare materiali e oggetti in quelle particolari condizioni.

Non lo sappiamo, ma i cibi liofilizzati, i pacemaker cardiaci, la miniaturizzazione dei circuiti e componenti elettronici che ha portato alla successiva nascita di computer e software, certi apparati medici per la dialisi renale o per il monitoraggio, le celle solari ma anche tessuti, creme cosmetiche, calzature speciali, prodotti ottici… Ecco cosa ha contribuito soprattutto a quel grande passo per l’umanità che sono i viaggi spaziali.

Per il resto, le maree continuano a movimentare i nostri oceani, noi le guardiamo a volte con la luna storta perché la nostra vita ha di quei chiari di luna che ci rendono un po’ lunatici. Oppure guardiamo la Luna con intensità e romanticismo, pensando al giorno in cui il nostro amore si coronerà con una bella luna di miele. Da farsi a 400mila chilometri di distanza dall’oggetto dell’amore di Pierrot.

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Sbarco sulla Luna. Consolmagno (Specola vaticana): “La vera conquista fu lavorare ad un obiettivo comune”

Agenzia SIR - Sat, 20/07/2019 - 08:43

Alle 22, 17 minuti e 40 secondi di domenica 20 luglio 1969 (ora italiana) il modulo lunare Lem “Aquila” con a bordo Niel Armstrong ed Edwin Aldrin atterrava sulla Luna, nella zona chiamata Mare della Tranquillità. Il terzo astronauta, Michael Collins, era rimasto in orbita lunare sul modulo di comando “Columbia”. Era la fase più delicata della missione Apollo 11, iniziata quattro giorni prima. 50 anni dopo, l’anniversario della storica scoperta verrà celebrato in tutto il mondo. Dal 1972 nessun equipaggio umano aveva più raggiunto il nostro satellite. Ma dopo mezzo secolo, un nuovo scenario politico-economico internazionale ha riportato alla ribalta l’impresa lunare. E proprio nell’anno del cinquantenario dello sbarco ci accingiamo a far ritorno sulla Luna con almeno due missioni spaziali che arriveranno sul satellite nel corso del 2019, senza contare le novità già annunciate per i prossimi anni. Ne abbiamo parlato con fratel Guy Consolmagno, direttore della Specola Vaticana, l’osservatorio astronomico della Santa Sede, uno dei più antichi in Europa, con sede a Castel Gandolfo.

Il 20 luglio celebreremo il 50° anniversario dell’allunaggio. Perché è ancora oggi così importante questo grande evento?

Ci sono due lezioni importanti dallo sbarco sulla Luna di cui possiamo far tesoro ancora oggi.
Il primo è il senso di speranza, il fatto che gli esseri umani siano capaci di compiere ciò che sembra impossibile, se solo si mettono in testa di farlo. Bisogna ricordare che il primo satellite fu lanciato soltanto nell’ottobre del 1957, cosa che al tempo sembrava una conquista scioccante. E soltanto nel maggio del 1961, meno di quattro anni dopo, il presidente Kennedy ha annunciato l’obiettivo di far arrivare gli esseri umani sulla Luna, entro dieci anni!

Sembrava ridicolo. All’epoca gli americani non avevano ancora inviato nessun essere umano nell’orbita terrestre! Eppure l’hanno fatto.

Possiamo pensare al disastro incombente dei cambiamenti climatici, per esempio, e disperare che nulla possa essere fatto. Ma l’allunaggio ci ricorda ciò che possiamo fare con una leadership condivisa. Il miracolo del programma Apollo non fu nelle scoperte della scienza necessarie per arrivarci – i razzi non usarono alcun tipo nuovo di scienza. E neanche in una ingegneria spaziale particolarmente rivoluzionaria.

La vera conquista fu la capacità di  mettere insieme e finanziare mezzo milione di persone per lavorare ad un obiettivo comune.

E la seconda lezione?
È quella più legata direttamente ala Luna stessa.

L’atterraggio sulla Luna ci ricorda in modo molto chiaro che il pianeta Terra non è la fine e il limite dell’esistenza umana. Siamo stati sulla Luna, e ci andremo ancora.

E dalla Luna, come la famosa immagine  Earthrise (Il Sorgere della Terra è il nome dato alla fotografia AS8-14-2383HR della NASA fatta da William Anders il 24 dicembre 1968 durante la missione Apollo 8, ndr.) ci ricorda, possiamo vedere il nostro posto nell’universo da una prospettiva totalmente nuova. Ciò ha delle conseguenze sul modo in cui pensiamo alla Terra e su come pensiamo a noi stessi.

Cinquant’anni fa, proprio dalla Specola Vaticana, Paolo VI ha assistito all’allunaggio. Qual è il significato, per la Chiesa, di questa scoperta, e come procede la ricerca scientifica dell’”osservatorio astronomico del Papa”, sulla luna e gli altri pianeti?

Come credenti, abbiamo imparato che

confinare la nostra comprensione di Dio solo al pianeta Terra ha reso Dio – o almeno, la nostra immagine di Dio – troppo piccolo.

Il salmista lo sapeva bene, del resto, così come i profeti: quando parlavano delle stelle cantavano a Dio, il loro Creatore. Ma proprio perché apprezziamo l’immensità della creazione possiamo accorgerci di quanto immenso sia Dio. A partire da questo, possiamo comprendere che

un Dio infinito può concentrare la sua attenzione amorevole su ciascuno di noi, non soltanto qui e ora sul pianeta Terra ma su qualunque altra creatura ci sia, ci possa essere o ci possa essere stata, in qualunque modo in questo universo. Persino se ci fossero forme indicibilmente bizzarre in qualche luogo lontano dalla Terra non sarebbero “alieni”, ma figli dello stesso Padre.

Questo dovrebbe collocare i nostri problemi in un’altra prospettiva, farci fermare a riflettere e darci speranza.

Cinquant’anni dopo l’allunaggio, a livello internazionale l’interesse degli scienziati per questo pianeta è ripreso. Cina, India e la Nasa stanno lanciando nuovi progetti. Quali sono, secondo lei, le reali prospettive? Le nostre conoscenze aumenteranno?
Più spesso gli esseri umani andranno sulla Luna, più impareremo sulla scienza del nostro e degli altri pianeti: una conoscenza preziosa di cui abbiamo bisogno, per prenderci cura della nostra casa.

Più viviamo in luoghi differenti, più sperimenteremo i differenti modi in cui l’essere umano può vivere.

E soprattutto capiremo quali obiettivi possiamo raggiungere se lavoriamo insieme, e solo se lavoriamo insieme. Differenti nazioni possono mandare le loro astronavi sulla Luna, ma nessuna nazione può farlo da sola: perfino il programma Apollo è dipeso da collaboratori per rintracciare intorno al mondo il veicolo spaziale. Solo se ‘ci abituiamo’ a vivere sulla Luna possiamo imparare come utilizzare le sue risorse, che non sono soltanto minerali. Esistono anche risorse di

nuove visioni dell’universo, per ispirare la nostra immaginazione, nutrire la nostra poesia, ispirare nuovi modo di creare sculture e danzare in bassa gravità.

Personalmente…sono particolarmente attirato dall’idea, presa dalla fantascienza, che in una caverna pressurizzata sulla Luna, con la sua bassa gravità, riusiremo a trovare un luogo dove gli esseri umani possano perfino mettere le ali e volare!

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Sbarco sulla Luna: i Papi e il “mysterium lunae” 50 anni dopo

Agenzia SIR - Sat, 20/07/2019 - 08:43

Si chiama Gary George, e nel lontano 1976 stava facendo uno stage alla Nasa. Quel giorno che trovò uno stock di videocassette dal contenuto sconosciuto e le acquistò di getto, senza avere l’attrezzatura necessaria per visionarle, non avrebbe mai pensato di imbattersi in un tesoro. Tre delle cassette, infatti, riportavano la dicitura “Apollo 11 EVA”, l’indicazione ufficiale che la Nasa utilizzò per lo sbarco sulla Luna. “Conservale, potrebbero valere molto in futuro”, il consiglio del padre, il primo ad accorgersi di cosa suo figlio avesse per le mani. Lo stock, millevideocassette in tutto, George se lo è aggiudicato per un totale di 218 dollari. Oggi uno di questi nastri potrebbe fargli guadagnare oltre 2 milioni di dollari. Questa è la cifra stimata per l’asta che si terrà proprio il 20 luglio, da Sotheby, 50 anni dopo l’allunaggio. Segno di quanto quel giorno d’estate del 1969, anche nell’era in cui ci si prepara ad andare su Marte, sia ancora vivo nel ricordo di tutti: chi c’era  allora, si ricorda esattamente cosa stesse facendo in quel preciso momento.

Paolo VI. Circa 600 milioni di persone in tutto il mondo hanno seguito la diretta televisiva dell’allunaggio. Oltre 20 milioni erano italiani. Tra di loro anche il Papa. Paolo VI si era recato verso le 22 di domenica 20 luglio alla Specola di Castel Gandolfo, dove aveva osservato la Luna attraverso il telescopio e ascoltato alcune informazioni scientifiche dall’allora direttore dell’osservatorio astronomico vaticano, padre O’ Connell. Poi aveva seguito davanti al televisore le fasi dell’atterraggio con il sostituto della segreteria di Stato, mons. Benelli.

“È un piccolo passo per un uomo, ma un passo gigantesco per l’umanità”.

Sono le parole pronunciate da Armstrong appena scesa la scaletta del Lem e dopo aver posto il primo piede sul suolo lunare. Poi la passeggiata lunare di Armstrong e Aldrin (Collins era rimasto in orbita lunare) che lasciarono sulla Luna una targa commemorativa: “Qui uomini del pianeta Terra per la prima volta posarono il piede sulla Luna. Siamo venuti in pace per tutta l’umanità”.  Pochi minuti dopo l’approdo del Lem Papa Montini inviava ai protagonisti questo messaggio: “Onore, saluto e benedizione a voi, conquistatori della Luna, pallida luce delle nostre notti e dei nostri sogni! Portate ad essa, con la vostra viva presenza, la voce dello spirito, l’inno a Dio, nostro Creatore e nostro Padre”. Non fu l’unico intervento del Pontefice per la storica impresa. La domenica precedente aveva invitato tutti i fedeli a pregare per gli astronauti dell’Apollo 11 e domenica 20 luglio all’Angelus, sempre da Castelgandolfo, aveva auspicato che la conquista dello spazio significasse anche un vero progresso per l’umanità afflitta da guerre  – tra le altre, allora, nel Vietnam- e della fame, sostenendo la necessità di non dimenticare, “nell’ebbrezza di questo giorno fatidico”, il bisogno e il dovere che “l’uomo ha di dominare se stesso “. Paolo VI avrebbe poi ricevuto in udienza Armstrong e i suoi due colleghi in visita a Roma – città natale, tra l’altro, di Collins – il 16 ottobre 1969. “Con la più grande gioia nel cuore diamo il benvenuto a voi, che superando le barriere dello spazio, avete messo piede su un altro mondo del creato”, il saluto del Pontefice ai due astronauti, accompagnati dalle rispettive mogli e dai funzionari della Nasa. E ancora: “L’uomo ha la tendenza naturale ad esplorare l’incognito, a conoscere il mistero; ma l’uomo ha anche timore dell’incognito. Il vostro coraggio ha superato questo timore e, con la vostra intrepida avventura, l’uomo ha compiuto un altro passo verso una maggiore conoscenza dell’universo: con le sue parole, signor Armostrong: un passo gigante per l’umanità”. Gli astronauti regalarono al Papa la riproduzione della targa lasciata sulla Luna e il microfilm con i messaggi dello stesso Santo Padre e dei Capi di Stato, ugualmente lasciati sul suono lunare. Dopo l’udienza Armstrong, Aldrin e Collins tennero una conferenza nell’aula del Sinodo dei Vescovi, la cui assemblea straordinaria si svolgeva proprio in quei giorni.

Palazzo di Vetro. Quasi cinquant’anni dopo, Papa Francesco, nel 2017, si è collegato in diretta video con gli astronauti della spedizione 52-53, guidata da Paolo Nespoli. “Siete un piccolo Palazzo di Vetro”, le parole di Bergoglio, in un colloquio domande-risposte sulle domande chiave dell’umanità: ”Rappresentate tutta la famiglia umana nel grande progetto di ricerca che è la stazione spaziale”. “La cosmologia moderna – le parole di Benedetto XVI agli astronomi di tutto il mondo – ci ha mostrato che né noi né la terra su cui viviamo siamo il centro dell’universo, composto da miliardi di galassie, ognuna delle quali con miriadi di stelle e pianeti”.

Mysterium lunae. Se c’è un filo rosso che lega i pontefici moderni nel contemplare con sguardo di fede l’universo, è il “mysterium lunae”, che i teologi antichi consideravano caratteristico “non solo dell’identità della Chiesa, ma di ognuno di noi”, ha spiegato Papa Francesco, nell’udienza generale del 10 aprile scorso: “Questo è il mistero della luna; amiamo anzitutto perché siamo stati amati, perdoniamo perchè siamo stati perdonati. E se qualcuno non è stato illuminato dalla luce del sole, diventa gelido come il terreno d’inverno”. Giovanni Paolo II aveva usato la stessa immagine nell’omelia della Messa con cui ha concluso il Giubileo del 2000: “Nella teologia patristica si amava parlare della Chiesa come ‘mysterium lunae’, per sottolineare che essa, come la luna, non brilla di luce propria, ma riflette Cristo, il suo Sole”. Il sole e la luna, Cristo e la Chiesa. Torna alla memoria il celeberrimo discorso “della luna” pronunciato  braccio da Giovanni XXIII all’apertura del Concilio, in una piazza San Pietro irrorata dal chiarore lunare: “Tornando a casa, date una carezza ai vostri bambini e dite: è la carezza del Papa”. La Luna, allora come oggi, continua a ispirarci. Nella fede come nella scienza.

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Holy See Pavilion at 2019 Expo in Beijing. Kin Sheung Yan (coordinator), “a space for dialogue, where diversity becomes richness”

Agenzia SIR - Fri, 19/07/2019 - 18:31

The Holy See’s Pavilion was presented at the Horticulture Expo in Beijing, inaugurated on 29 April, as a token of the love and interest with which Pope Francis looks at the East, a place of encounter and interaction stemming from the new path of dialogue initiated between the Holy See and China. In an area of 200 sq. metres, responding to the main theme “Live green. Live better”, the Vatican Gardens were recreated with their lawns, fountains, trees and winding steps. “It was developed as an expression of the sub-theme Home of Hearts – a meeting place, a time to share beautiful things – in the exhibition space where the Pavilion is located”, said Mr. Kin Sheung Chiaretto Yan, coordinator of the project, from Beijing. A large flow of people visited the exhibition in the past six months. On 14 September 2019, the day will be dedicated to the Holy See (the Holy See National Day). A symposium is being organized for the occasion, dedicated to the theme of ecology. “It’s the first time that the Holy See officially participates at an Expo in China”, said Chiaretto Yan. “This symbolical and delicate presence is nonetheless extremely significant.”

 Could you expand?

It is significant for at least four reasons: because it responds to a formal invitation from the Chinese government; because it is happening for the first time, and thus it is a historic event; because this exhibition is addressed to the people and is conceived as a venue for an authentic, personal meeting with everyone; and finally because it has paved the way for a new path of dialogue, the cultural path. Indeed, it is the fruit of the dialogue initiated between China and the Holy See , although the invitation was made two years ago.

 

Mutual esteem has grown during this period.

 

Could you tell us more about the Pavilion?  

Ecology and environmental protection are the main themes of the Horticultural Exhibition in Beijing. The Holy See Pavilion was  thus designed and developed drawing inspiration from the messages expressed by Pope Francis in the Encyclical Letter Laudato si’.  The painting by Peter Wenzel Adam and Eve in the Earthly Paradise conveys the harmony between man and Creation, between man and woman, between nature and humankind.

 

The entire Pavilion speaks of relations.

The reproduction of a bronze relief of Saint Peter’s Square, with the Rose of the Winds of the East and the inscription Levante (east), representing the winds blowing from the east with its vitality, stands at its centre. It recalls the journeys of the Holy Father in the far East and the interest with which the Holy See looks towards the East and to China to create bridges and bonds. Inside the pavilion is also displayed a gilded sculpture of an olive tree bearing a quotation from the Pope’s Encyclical: “Whether believers or not, we are agreed today that the earth is essentially a shared inheritance, whose fruits are meant to benefit everyone.” (LS 93). Two manuscripts from the Vatican Apostolic Library regarding herbaria and the medicinal properties of herbs and plants are also displayed, highlighting the Church’s contribution in this field as well as the close relationship with ancient Chinese herbal medicine. The Pavilion features non-polluting Li-Fi technology and it houses an innovative indoor hothouse, realized with cutting-edge technologies that boost plants’ growth. This suggests that there is no conflict between faith and science. Indeed, the Church encourages the use of technologies with respect for creation to offer a better life to people today.

What is the message to the Chinese people, conceived in the layout of the structure?

 

Our Pavilion is meant to be a sign: here all visitors, regardless of their beliefs or culture, can rediscover the values that unite us.

 

The protection of nature for the common good is a universal message just like the message of world peace. Throughout the 162-day period of the Expo, visitors will be guided by groups of young Catholics and student volunteers. They will work with us for a few weeks or for the entire period. We feel that we are serving as ambassadors of dialogue and welcome. There is a beautiful atmosphere inside the Pavilion. The witness of communion among us and the spirit of reconciliation and dialogue with others are extremely important, of inestimable value.

To what extent has the figure and personality of Pope Francis contributed to opening China’s doors to the Catholic Church?

One of the interpretative principles of social reality in the words of Pope Francis is “the whole is greater than the part”, which is very much in tune with the culture of the Far East. The organic vision of the Pope is very close to the Oriental vision. Since the Pope comes from a continent other than Europe, his perspective extends to the other part of the world. Indeed the figure and personality of Pope Francis have contributed to opening the doors of China to the Catholic Church. Pope Francis has addressed many expressions of friendship and words full of love to China. In fact all the events that have taken place up to now fall within this frame of thought: during the Pope’s apostolic visit to Korea, China opened its air space for the first time to a Pontiff who was crossing its skies; Pope Francis and President Xi Jinping were elected almost on the same day in 2013, and they wrote to each other! In addition to the Holy See Pavilion, in China for the first time ever, masterpieces from the Vatican museums are on display in the Palaces of the Forbidden City in Beijing in an exhibition titled “The Beauty Unites Us”, open to the public until July 14. Only last week, three conferences on Pope Francis were held for the first time in the most prestigious universities in China, that of Father Antonio Spadaro, at the Chinese Academy of Social Sciences and at “The Beijing Center” at the Beijing University of International Business and Economics, as well as the conference of Father Benoit Vermander, S.J. at the University of Beijing. These facts speak for themselves and the relations are progressing. It’s a propitious moment.

You just described the Pavilion of the Holy See as a venue for cultural dialogue. What do these distant worlds have to say to one another? We are united by shared values, but the witness of welcome and communion is of inestimable value. The Pope, who so often highlights the culture of encounter, addressing China,  has said: “We must find a way through dialogue to “walk together”, availing ourselves our mutual cultural and historical treasures of our civilizations for the sake of building a common future of sublime harmony.” In a recent Urbi et Orbi message Pope Francis mentioned the power of colours to exemplify the fraternity among individuals of every nation and culture: “Our differences, then, are not a detriment or a danger; they are a source of richness. As when an artist is about to make a mosaic: it is better to have tiles of many colours available, rather than just a few! I find this to be in deep harmony with the speech of President Xi Jinping at the Conference on Dialogue of Asian civilizations (Beijing, May 15-22): “We must value the beauty and the cultural diversity of world civilizations. We should create conditions for other civilizations to fully bloom while making our civilization full of vigour. Together we can create a garden of civilizations that enrich the world with sounds and colours.”

Ultimately, we discover that the things we have in common are more than we had imagined, and that diversity is enriching.

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Parlamento Ue: finisca presto il “rodaggio”. I cittadini europei non possono aspettare

Agenzia SIR - Fri, 19/07/2019 - 15:32

Non è ancora finito il periodo di rodaggio per il nuovo Parlamento europeo. Insediatosi, dopo le elezioni di maggio, il 2 luglio, ha eletto il giorno successivo il presidente – l’italiano David Maria Sassoli – dovendo rivendicare la propria autonomia rispetto alle trattative in corso tra i 28 Stati membri per assegnare le alte cariche Ue (Commissione, Consiglio, Bce, Alto rappresentante), quando qualche leader nazionale avrebbe voluto inserire nel pacchetto dei top job anche la poltrona più alta di Strasburgo. Una elezione, quella di Sassoli, che ha peraltro confermato come in emiciclo esista una consistente, ma frammentata, maggioranza “europeista”, la quale, senza particolari fatiche, è riuscita a eleggere un presidente con un solido curriculum pro-Ue, confermato nel denso discorso d’insediamento.
La sessione plenaria successiva (15-18 luglio) ha avuto come “pezzo forte” la votazione sulla candidata, designata dal Consiglio europeo, alla presidenza della Commissione. Su questo punto i gruppi politici e le rappresentanze nazionali si sono divise fra i sì e i no a Ursula von der Leyen, in molti casi – come quello italiano e tedesco – più per motivi di politica interna che non per esplicite ragioni di politica europea. Questa votazione – passata di stretta misura – e più ancora il discorso programmatico della eletta hanno portato una “ventata d’Europa” che fino a qualche mese fa moltissimi davano per spacciata e definitivamente archiviata.Del resto a Strasburgo occorrerà qualche tempo affinché i deputati – il 60% dei quali al primo mandato – si mettano “a registro”. Accanto a eurodeputati navigati e a politici esperti siedono (sia detto con tutto rispetto) parecchi parvenu della politica comunitaria. Lo si è capito dai discorsi pronunciati in plenaria e, prima ancora, dalle parole risuonate nelle commissioni parlamentari, nelle riunioni dei gruppi politici, negli incontri più o meno ufficiali con la stampa, lungo i corridoi dei palazzi di Bruxelles e Strasburgo. Non per tutti il diritto comunitario è “pane quotidiano”; non sempre appaiono chiare ai membri del Parlamento le competenze Ue rispetto a quelle degli Stati membri, qualche eurodeputato assegna al proprio ruolo e all’Assemblea poteri che sono in capo ad altre istituzioni…

E anche sul regolamento interno al Parlamento emerge qualche defaillance. Gli interventi troppo lunghi, rispetto ai consueti tempi contingentati, lo confermano. Ci sono deputati che non si rendono conto di essere in un’assise che lavora in 24 lingue e parlano così in fretta che gli interpreti sono costretti a lasciarli fare senza poter tradurre adeguatamente, e così i discorsi vanno a vuoto… Qualche deputato ammette – candidamente, eppure colpevolmente – di non aver “approfondito” una materia sulla quale ha appena votato. Altri ritengono, e imprudentemente dichiarano, di essere arrivati all’Eurocamera con il solo compito di perseguire gli interessi del Paese d’origine, altri con l’unico obiettivo di esaltare o di denigrare il proprio governo: gli uni e gli altri non hanno forse inteso quali siano profilo e ruolo dell’eurodeputato… Altri ancora scambiano l’emiciclo per un palcoscenico dove cercare in ogni modo di mettersi in mostra fra abbigliamenti improbabili e sceneggiate di quart’ordine (compresa quella, becera, di voltare le spalle mentre risuona l'”Inno alla gioia”, emblema europeo). Contando anche sul fatto che il dress code non è – e giustamente – la prima preoccupazione di un’aula che deve rappresentare le “diversità” del continente.

Comunque ora è il momento di mettersi, senza indugio e senza scuse, al lavoro.

I dossier legislativi urgenti di certo non mancano, quanto urgenti sono le attese dei cittadini cui l’Ue deve rispondere. Il presidente Sassoli ha rilanciato la “Conferenza sul futuro dell’Europa” che potrebbe delineare una riforma dell’Unione per dare più voce ai cittadini: e il Parlamento europeo dovrà essere in prima linea. Fra poche settimane cominceranno quindi le audizioni ai commissari designati dagli Stati membri per andare a comporre le futura Commissione: l’Europarlamento avrà l’occasione per far sentire il suo peso nel quadro della complessa architettura istituzionale Ue.

Un motivo di impegno lo ha positivamente rilanciato la stessa Ursula von der Leyen che, nel discorso rivolto all’emiciclo il giorno della sua elezione, ha affermato: “sostengo il diritto di iniziativa per il Parlamento europeo. Quando quest’Assemblea, deliberando a maggioranza dei suoi membri, adotta risoluzioni che chiedono alla Commissione di presentare proposte legislative, mi impegno a rispondere con un atto legislativo nel pieno rispetto della proporzionalità, della sussidiarietà e dei migliori principi legislativi”. È un segnale di assoluto rilievo che non può sfuggire agli eurodeputati. Si tratterà semmai di “giocare di sponda” con la Commissione per rafforzare, nel corso della legislatura 2019-2024, il ruolo delle due istituzioni “più comunitarie” (aventi di mira anzitutto il bene comune europeo) rispetto al Consiglio, dove siedono i governi e nel quale, tradizionalmente, tendono a prevalere gli interessi nazionali.
Compiti ardui, elevata posta in gioco. Gli eurodeputati ne saranno all’altezza?

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Nepal, giro di vite per i cristiani

Evangelici.net - Fri, 19/07/2019 - 14:02
In Nepal i cristiani sono vittime di una crescente intolleranza da parte degli estremisti indù, e adesso si trovano vessati anche da una legge anticonversione particolarmente rigida: «se un cristiano condivide la sua fede ora rischia di essere accusato di forzare alla conversione», hanno spiegato a Porte Aperte alcuni esponenti cristiani locali. I referenti delle chiese nepalesi...
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Padiglione Santa Sede all’Expo Pechino 2019. Kin Sheung Yan (coordinatore), “un luogo di dialogo dove le diversità diventano ricchezze”

Agenzia SIR - Fri, 19/07/2019 - 12:43

Un frutto del nuovo canale di dialogo che si è aperto tra la Santa Sede e la Cina, un segno dell’amore e dell’interesse con cui Papa Francesco guarda all’Oriente, un luogo di incontro e dialogo. Si presenta così il Padiglione della Santa Sede all’Expo di Orticoltura a Pechino, inaugurato il 29 aprile scorso. 200 metri quadrati di postazione dove rispondendo al tema principale “Live green. Live better”, è stato ricreato l’ambiente dei Giardini Vaticani con il prato, le fontane, gli alberi e le gradinate curvilinee. “Un’opera – spiega da Pechino Kin Sheung Chiaretto Yan, coordinatore del progetto – che vuole essere espressione del sotto-tema “Home of Hearts” che si è dato lo spazio espositivo dove si trova il Padiglione: una Casa dei Cuori, un luogo d’incontro, un tempo per condividere cose belle”. Sei mesi di esposizione che hanno già visto un flusso di visitatori. Per il 14 settembre, è prevista una giornata dedicata alla Santa Sede (The Holy See National Day), in occasione della quale si sta organizzando un simposio dedicato al tema dell’ecologia. “È la prima volta che la Santa Sede partecipa in modo ufficiale ad una Expo in Cina”, dice Chiaretto Yan. “Questa presenza, pur simbolica e delicata, è molto significativa”.

 Ci può spiegare meglio perché?

E’ significativa per almeno quattro motivi: perché c’è stato un invito ufficiale da parte del governo cinese; perché avviene per la prima volta, perciò è un evento storico; perché questa mostra è indirizzata al popolo e si concepisce con un luogo di incontro vivo e diretto con tutti, da persona a persona; e infine perché con questa presenza si è aperta una via nuova di dialogo, la via culturale. Certamente è un frutto del dialogo avviato tra Cina e Santa Sede, anche se l’invito alla partecipazione era già stato presentato due anni fa.

Durante questo processo è aumentata la fiducia reciproca.

Ci può dire qualcosa di più su questo Padiglione?

Il tema principale dell’Expo dell’Orticoltura a Pechino è l’ecologia e la protezione dell’ambiente. Il Padiglione della Santa Sede è stato pertanto concepito e costruito intorno al tema dell’enciclica di Papa Francesco “Laudato Si’”. Il dipinto “Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre” di Peter Wenzel esprime l’armonia dei rapporti tra uomo e creato, tra uomo e donna, tra gli uomini e la natura.

Tutto il Padiglione parla di relazioni.

Al suo centro, c’è una copia di un rilievo in bronzo di Piazza San Pietro con la Rosa dei Venti dell’Oriente, e la scritta “levante” e “est”: il vento di levante che soffia da Est con la sua vitalità. E’ un riferimento ai numerosi viaggi che il Santo Padre ha fatto in Oriente e all’interesse con cui la Santa Sede guarda verso l’Est e la Cina per costruire legami e ponti. Ad un lato del Padiglione, c’è l’installazione di una scultura dorata di un albero d’ulivo con una citazione dell’enciclica del Papa: “Oggi, credenti e non credenti sono d’accordo sul fatto che la terra è essenzialmente una eredità comune, i cui frutti devono andare a beneficio di tutti” (LS 93). Nel Padiglione poi si possono ammirare due manoscritti portati dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, riguardanti erbari e le proprietà medicinali delle erbe. Indicano il contributo della Chiesa in questo campo, ma anche la stretta relazione con l’erboristeria cinese che pure ha una lunga tradizione. Il Padiglione fa uso di una tecnologia non inquinante Li-Fi e ospita un’innovativa serra ‘indoor’ con tecnologie d’avanguardia per far crescere le piante più velocemente. Questo suggerisce che non c’è relazione di conflitto tra la fede e la scienza. Anzi la Chiesa incoraggia l’uso della tecnologie con rispetto del creato per offrire una vita migliore agli uomini di oggi.

Nel pensare lo stand, quale messaggio si vuole dare al popolo cinese?

Il nostro Padiglione vuole essere un segno: qui tutti i visitatori, a prescindere dal loro credo o cultura, possono ritrovare valori che ci uniscono.

La salvaguardia della natura per il bene comune è un messaggio universale come quello della pace del mondo. Per tutto il periodo dei 162 giorni di Expo, gruppi di giovani cattolici e studenti volontari fanno da guida ai visitatori. C’è chi lavora con noi per qualche settimana o per tutto il periodo. Ci sentiamo ambasciatori di accoglienza e di dialogo. C’è un atmosfera molto bella nel Padiglione. E questa testimonianza di comunione tra di noi e questo spirito di riconciliazione e dialogo con gli altri sono molto importanti. Assumono un valore inestimabile.

Quanto la figura e la personalità di papa Francesco ha contribuito ad aprire le porte della Cina alla Chiesa cattolica?

Uno dei principi interpretativi della realtà sociale di cui parla Papa Francesco, “il tutto è superiore alla parte”, è molto consono alla cultura orientale. La visione organica del Papa è molto vicina all’Oriente. Essendo un Papa che viene da un altro continente rispetto all’Europa, riesce ad avere una prospettiva che guarda anche all’altra parte. Certamente la figura e la personalità di papa Francesco hanno contribuito ad aprire le porte della Cina alla Chiesa cattolica. Sono numerosi i gesti d’amicizia e le parole piene d’amore che Papa Francesco rivolge verso la Cina. Mettiamo insieme i fatti che si sono susseguiti fino ad oggi. Quando il Papa ha fatto il suo viaggio apostolico in Corea, la Cina ha aperto il suo spazio aereo per la prima volta ad un Pontefice che solcava i suoi cieli.  Papa Francesco e il Presidente Xi Jinping sono stati eletti quasi nello stesso giorno nel 2013, e si sono scritti! Oltre al Padiglione della Santa Sede, in Cina per la prima volta, la Città Proibita a Pechino ospita la mostra “La Bellezza Ci Unisce” dei Musei Vaticani che sarà aperta fino al 14 luglio. Solo nell’arco della settimana scorsa, tre conferenze su Papa Francesco sono state tenute per la prima volta nei più prestigiosi atenei della Cina, quella di padre Antonio Spadaro, presso l’Accademia Cinese di Scienze Sociali e al “The Beijing Center” presso la Beijing University of International Business and Economics. E quella di padre Benoit Vermander, sj presso l’Università di Pechino. Penso che questi fatti parlino da sé e i rapporti stanno andando avanti. E’ un momento propizio.

Lei parlava prima del Padiglione della Santa Sede come luogo di un dialogo culturale. Cosa hanno da dirsi questi due mondi così lontani?

I comuni valori ci uniscono, ma la testimonianza di accoglienza e comunione assume un valore inestimabile. Il papa, che parla spesso della Cultura dell’Incontro, rivolgendosi alla Cina ha detto: “Dobbiamo perciò trovare un modo, attraverso il dialogo per camminare insieme, avvalendoci delle reciproche ricchezze storiche e culturali delle nostre civiltà e costruire un futuro comune di armonia”. Papa Francesco ha usato l’esempio dei colori nel suo ultimo messaggio Urbi et orbi parlando della fraternità tra le persone di ogni nazione e cultura: “Le nostre differenze non sono un danno o un pericolo, sono una ricchezza. Come per un artista che vuole fare un mosaico, è meglio avere a disposizione tessere di molti colori piuttosto che di poche”. Trovo molta sintonia con le parole del Presidente Xi Jinping alla conferenza sul dialogo delle civiltà asiatiche (Pechino, 15-22 maggio): “Abbiamo bisogno di sostenere la bellezza e le diversità delle civiltà in tutto il mondo. Dovremmo fare in modo di mantenere la nostra civiltà dinamica e al tempo stesso creare le condizioni per cui le altre civiltà possano fiorire. Insieme  possiamo realizzare un giardino di civiltà che arricchiscono il mondo di suoni e colori”.

Alla fine, scopriamo che abbiamo molte più cose in comune di quanto pensiamo e che anche le diversità sono una ricchezza.

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Flat tax: pro e contro dell’aliquota unica uguale per tutti

Agenzia SIR - Fri, 19/07/2019 - 12:22

Si fa presto a dire flat tax. L’idea di una “tassa piatta”, cioè di un’aliquota unica uguale per tutti, non è affatto una novità. Il primo a teorizzarla fu l’economista iperliberista Milton Frideman nel lontano 1956 ed è singolare che in Italia venga riproposta proprio in un momento in cui il vento politico-economico tira da tutt’altra parte. Si fa presto a dire flat tax perché allo stato puro essa di fatto non esiste da nessuna parte, in quanto la sua applicazione viene mitigata da tutta una serie di elementi accessori che incidono non poco sui suoi effetti. Va peraltro detto subito che

in Italia, almeno in assenza di robusti correttivi, la flat tax in quanto tale è chiaramente incostituzionale.

L’articolo 53 della Carta recita infatti che: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Progressività vuol dire che la quota di prelievo cresce con l’aumentare del reddito, l’esatto contrario della flat tax. In sé la tassa piatta avvantaggia i redditi più alti, su questo c’è poco da ricamare. Dopo di che la si può certamente integrare in mille modi introducendo meccanismi di progressività, al punto che in certe versioni non si capisce neanche più perché la si chiami flat tax se non per motivi di propaganda.
Resta il fatto che

in Europa nessuna delle grandi economie ha adottato questo tipo di tassazione.

Il che dovrebbe pure indurre a qualche riflessione supplementare. La flat tax ha invece preso piede nei Paesi che sono usciti dall’ex-blocco sovietico, a cominciare da quelli baltici fino a Romania, Ungheria, Bulgaria ecc. Paesi che economicamente non sono comparabili con il nostro e in cui il sistema di welfare è poco sviluppato, così che non c’è necessità di alimentare un’ingente spesa pubblica per sostenerlo. Perché al di là di ogni altra considerazione l’effetto della flat tax è una sostanziale riduzione delle entrate fiscali. Ammesso e non concesso che questo poi alimenti in prospettiva una crescita economica impetuosa, nel breve periodo non si capisce proprio come l’Italia, già alle prese con un debito pubblico colossale, potrebbe far fronte a una situazione del genere. Tanto più che l’attuale maggioranza non mostra alcuna intenzione di ridurre la spesa sociale, né di asciugare la presenza dello Stato nell’economia (come sarebbe piaciuto a Friedman). Anzi, si sta andando in direzione opposta.
Nel dibattito italiano l’ultima e più esplicita formulazione della flat tax è quella presentata dalla Lega: un’unica aliquota al 15% fino a 55mila euro di reddito familiare. I proponenti assicurano benefici per 20 milioni di famiglie e risparmi nell’ordine di 3.500 euro per i nuclei monoreddito con un figlio. Servirebbero tanti miliardi, 12-13 secondo la Lega, quatto-cinque volte di più secondo altre stime. La scommessa dei proponenti è di recuperare grandi risorse con l’abolizione di tutte le detrazioni esistenti. Impresa che si preannuncia epica: gli uffici del Senato ne hanno calcolato 636 tipi, di cui 170 a livello locale, e solo per 132 di essi è stato possibile appurare il numero esatto dei beneficiari. Bisogna poi capire che impatto avrebbe l’eliminazione delle detrazioni, perché se alcune di esse sono piuttosto insensate, altre incidono in misura rilevante sui bilanci delle famiglie: sono le detrazioni per lavoro dipendente, per i figli a carico e per il mutuo sulla prima casa.

C’è chi ha provato a rovesciare il punto di vista, e invece della flat tax ha proposto una flat benefit tax (abbreviata in flat benefit).

Il “beneficio piatto” lo ha illustrato Marco Bonmassar su Benecomune, la rivista online promossa dalla Fondazione Achille Grandi delle Acli e diretta dall’economista Leonardo Becchetti. In pratica si tratterebbe di abbattere la prima aliquota dell’attuale Irpef, quel 23% che si paga sulla fascia di reddito fino a 15mila euro. Bonmassar calcola che per il contribuente che percepisce oltre i 15mila euro l’anno (per chi si trova al di sotto ovviamente bisognerebbe introdurre delle correzioni, questo però vale per tutti i modelli) il risparmio sarebbe di 3.450 euro. Il capovolgimento rispetto alla flat tax è che il beneficio è uguale per tutti, ma la sua incidenza sul reddito complessivo ovviamente si riduce all’aumentare del reddito stesso. In proporzione i più ricchi risparmiano meno dei più poveri.
Anche la flat benefit pone il problema del reperimento delle risorse per compensare il minor gettito, ma dimostra che

con un approccio non ideologico e propagandistico si possono individuare soluzioni compatibili.

In un’analisi pubblicata su Avvenire, per esempio, l’economista Matteo Rizzolli ha ipotizzato tutta una serie di correttivi per rendere la flat tax a misura di famiglia. Il punto cruciale è che in una situazione in cui è necessario tenere in ordine i conti pubblici e quindi le disponibilità finanziarie sono limitate, sono le scelte politiche a fare la differenza. Il vero problema italiano non è tanto la pressione fiscale in sé – anche se suona bene promettere di abbassare le tasse – ma l’enorme evasione e una distribuzione iniqua del prelievo, che penalizza le famiglie con figli e il lavoro. Bisognerebbe ripartire da qui.

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Paolo Borsellino. La proposta di don Scordato: “Sia riconosciuto martire a causa della giustizia”

Agenzia SIR - Fri, 19/07/2019 - 09:36

“Paolo Borsellino martire a causa della giustizia”. Don Cosimo Scordato, rettore nella chiesa di San Francesco Saverio, a Palermo, celebrerà oggi pomeriggio una messa durante la quale verrà ricordato il magistrato ucciso dalla mafia assieme alla sua scorta in via d’Amelio, 27 anni fa. Lo farà alla presenza della famiglia Borsellino, come lo scorso anno, quando una nipotina del magistrato lesse una lettera al nonno che non ha conosciuto. Quest’anno, don Cosimo presenterà nell’omelia “il profilo di Paolo Borsellino come quello di una persona che è stata capace di affrontare anche il rischio di un martirio a causa della giustizia”. E sostiene che

“ci sarebbero gli estremi per considerarlo martire nel senso evangelico”.

“Anche perché lui era un credente, una persona praticante dal punto di vista ecclesiale – dice al Sir don Scordato -. Frequentava la chiesa, partecipava alle celebrazioni. Era una persona unitaria nella sua concezione di vita.

Viveva il suo lavoro e il suo impegno istituzionale con la sua identità cristiana”.

Qual è, a suo avviso, la santità di Paolo Borsellino?
Siamo davanti a una persona che non presenta una compattezza statica, ma un atteggiamento dinamico nei confronti della vita.

Era molto attaccato ai suoi familiari. Seguiva i figli con attenzione. So che quando era lontano da casa li sentiva spesso al telefono. Era sempre presente, nonostante le distanze dei luoghi in cui si trovava a lavorare.

Aveva espressioni di vitalità che vorremmo condividere, non pensando a una santità da sacrestia, di quelle impacchettate che ci vengono offerte in certi modelli o narrazioni. Il Concilio ci ha proposto un nuovo modello di santità che ha come luogo privilegiato la vita quotidiana e gli impegni della professione, passando dal modello di vita monastico ed ecclesiastico a quello del laico che vive nello spazio pubblico il suo servizio. È lì che deve testimoniare la sua fedeltà al Vangelo. Come ha fatto Paolo Borsellino.

Dunque, un martirio quello di Borsellino a causa della giustizia…
Siamo abituati a pensare che il martirio sia ‘in odium fidei’, in odio della fede, e ciò fa parte di una grande tradizione nella Chiesa, che presenta la difesa della retta dottrina ma rischia di essere una definizione limitante, legata ai martiri antichi che si rifiutavano di adorare la divinità o il re, che rifiutavano l’idolatria. Oggi ci troviamo in un contesto diverso. È vero che Paolo Borsellino rifiutò l’idolatria del potere della mafia o la paura che può incutere. Ma bisogna pensare anche alla beatitudine del Vangelo, ‘beati coloro che verranno perseguitati a causa della giustizia…’. E san Giovanni Paolo II fece spesso riferimento ai martiri per la giustizia e indirettamente per la fede. Un cristiano deve testimoniare la sua fede, la sua speranza e la sua carità all’interno degli spazi in cui si trova a vivere, come la famiglia, il luogo di lavoro, il ruolo istituzionale che rappresenta. Questo può essere un modo per fare uscire la santità dalla sagrestia e coniugarla nella vita del credente, nelle sue dimensioni più concrete.

Quello di Paolo Borsellino si può considerare un ‘martirium in odium justitiae’, perché la giustizia – non in senso di adempimento di una legge ma in senso pieno -, come una cosa che ha diritto di esistere, è un nome di Dio.

Qual è il suo ricordo personale di Paolo Borsellino?
Era una persona briosa. Alla fine della messa scambiavamo battute di cordialità. Ricordo un particolare: durante la consacrazione si inginocchiava. Cosa che ormai non si fa più. Dopo il concilio, con il nuovo rito, si è diffusa in genere l’abitudine di restare in piedi. Ma ricordo che lui si metteva in ginocchio. Come se volesse manifestare un particolare rispetto per quel momento. Un atteggiamento che esisteva nella sua sensibilità e manifestava la sua particolare attenzione al sacramento. Ricordo anche che la figlia Fiammetta era volontaria nel centro sociale della nostra chiesa.

Don Cosimo Scordato con padre Francesco Michele Stabile tra i figli di Paolo Borsellino, Lucia, Fiammetta e Manfredi

Quale eredità il magistrato ucciso dalla mafia ha lasciato alla sua famiglia e a tutti noi?

Dobbiamo parlare di un’eredità di Paolo e di tutta la sua famiglia che consegnano a noi: il dovere della verità.

Mentre ancora oggi vengono fuori falsità sulla strage in cui ha perso la vita Borsellino – è in corso il quarto processo -, tutti noi vorremmo che sia fatta verità piena su quello che è accaduto e su ciò che ha causato la morte di Paolo. Un’altra eredità è la rettitudine, testimoniata dal giudice che non torna indietro, quando aveva sentore che le cose stavano per precipitare. Credo che questa coerenza sia un grande dono per tutti.

Qual è il profilo di Paolo Borsellino che emerge dalle dichiarazioni contenute negli audio desecretati dalla Commissione antimafia?
È il profilo di una persona che richiede all’istituzione quello che dovrebbe fare, cioè fornire il massimo servizio al cittadino fedele che è impegnato nell’istituzione stessa. Borsellino teneva al fatto che l’istituzione funzionasse, perché è il vero antidoto alla mafia. Se tutto l’organismo statale funzionasse, con il sostegno della partecipazione dei cittadini, non servirebbero altri percorsi. Quando Paolo parlava della necessità di avere la scorta di mattina e di sera, voleva dire che è compito dello Stato difendere il cittadino e consentirgli di compiere il proprio dovere, offrendo il coraggio della propria testimonianza.

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Usa: manifestazione al Senato contro le politiche migratorie. Arrestati preti, suore e leader cattolici

Agenzia SIR - Fri, 19/07/2019 - 09:32

Sono entrati nella rotonda d’ingresso al Senato con in mano le foto dei bambini migranti, morti nelle strutture di custodia del governo federale. Poco prima sul prato esterno avevano pregato, ascoltato testimonianze di migranti terrorizzati dall’idea di perdere i propri figli e hanno letto anche i messaggi dei vescovi arrivati a sostegno di questa manifestazione di disobbedienza civile organizzata dal Centro Colomban per la difesa e la sensibilizzazione, dalla Conferenza dei superiori maggiori maschili, dalla Conferenza dei Gesuiti di Canada e Usa, dalla Conferenza delle religiose degli Stati Uniti, da Pax Christi Usa e altri, per protestare contro le politiche di immigrazione messe in atto alla frontiera, in particolare nei confronti dei bambini.

Incuranti degli avvertimenti degli agenti, cinque degli attivisti si sono sdraiti sul pavimento del Campidoglio formando una croce umana e in coro hanno intonato i nomi delle piccole vittime: “Darlyn, Jakelin, Felipe, Juan, Wilmer, Carlos”.

La polizia è dovuta intervenire arrestandoli, mentre giacevano a terra e cantavano. Assieme a loro sono finiti in manette, suore, membri di parrochie e altri leader cattolici, portati via mentre recitavano l’Ave Maria. Tra i 70 arrestati c’è anche suor Pat Murphy, una religiosa di 90 anni, che lavora con migranti e rifugiati a Chicago e che da ben 13 anni organizza tutti i venerdì veglie di preghiera settimanali davanti all’agenzia delle migrazioni. “Il trattamento dei migranti dovrebbe oltraggiare tutte le persone di fede”, ha ribadito suor Pat e con lei lo ha ripetuto anche suor Ann Scholz, della Conferenza delle responsabili delle religiose americane: “Siamo qui perché il Vangelo ci obbliga ad agire e siamo indignati per il trattamento orribile riservato alle famiglie e in particolare ai bambini”. “Questo trattamento non puo’ continuare nel nostro nome”, ha concluso la suora.

La manifestazione di giovedì è solo una delle tante che da sabato scorso si svolgono in varie città del Paese: l’annuncio dei raid degli agenti dell’immigrazione ha mobilitato centinaia di persone di tutte le fedi che insieme chiedono una radicale modifica delle leggi sulla migrazione e lo stop al trattenimento dei migranti nei centri di detenzione al confine con il Messico, dove le immagini di bambini immigrati, separati dalle famiglie e detenuti in gabbie di recinzione, insalubri e malsane hanno indignato la nazione.

“Luci per la libertà” è il nome che si è dato a questi appuntamenti, che hanno scelto come simbolo la Statua della Libertà, un’icona dell’accoglienza degli immigrati negli Usa. Intanto le temute azioni di deportazione annunciate per il 15 luglio sono state di portata più limitata rispetto agli annunci del presidente e non pochi esponenti della Chiesa hanno dichiarato apertamente che le azioni servivano più ad intimidire e spaventare le comunità dei migranti, e sono state usate come una sorta di deterrente per chi nel futuro volesse raggiungere gli Stati Uniti.

Martedì scorso sono stati arrestati anche dieci manifestanti di religione ebraica: l’accusa era quella di essersi introdotti illegalmente nell’ingresso del quartier generale dell’Agenzia per il controllo delle frontiere e dell’immigrazione a Washington, mentre altri 100 attivisti avevano creato una barriera umana, tenendosi per mano di fronte alle porte e ai garage dell’edificio per interrompere le operazioni di rastrellamento degli agenti dell’immigrazione.

A Foley Square, la piazza di fronte ai tribunali dell’immigrazione nella parte bassa di Manhattan, la pastora cristiana Kaji Douša, ha richiamato il passaggio del Vangelo di Matteo sul fare le cose ai minimi e ha ricordato che “per chiunque affermi di essere un cristiano e ignora che Gesù era un rifugiato e un immigrato ci saranno conseguenze nella vita eterna”. La pastora ha denunciato che dopo un incontro di leader religiosi a Tijuana, in Messico, è stata detenuta per diverse ore da ufficiali federali dell’immigrazione ed e stata interrogata sul suo lavoro a favore dei migranti sia al confine che nella stessa citta di New York. La signora Douša è stata inserita nella lista delle persone da tenere sotto controllo proprio per la sua posizione e le decisioni intraprese verso la tutela dei migranti.

Il cardinale di New York Timothy M. Dolan, dopo la messa domenicale nella cappella di Santa Francesca Cabrini, patrona degli immigrati, ha denunciato l’atteggiamento generalmente negativo nei confronti dei rifugiati e dei richiedenti asilo, proprio in un Paese che per definizione “è nazione di immigrati”. Dolan è rattristato nel dover ammettere che in tanti si sono opposti all’opera di Madre Cabrini, a favore degli immigrati italiani, e lo stesso accade oggi “dove in troppi luoghi i rifugiati sono oggetto d’odio e di malizia”, nonostante le parrocchie, le scuole e le organizzazioni caritative cattoliche siano invece esemplari nelle azioni di assistenza.

A Kansas City, nel Missouri, in centinaia hanno partecipato con candele e luci alla manifestazione nel parco dedicato a Washington, dove gli studenti si sono alternati nella lettura di testimonianze scritte da chi è stato detenuto alla frontiera.

In Texas, il vescovo di Brownsville, Daniel Flores, ha dichiarato che “le minacce di deportazioni sono crudeli per le famiglie e i bambini e la separazione dei genitori dai loro figli senza nemmeno la possibilità di comparire in tribunale è riprovevole: le leggi dovrebbero trattare famiglie e bambini in modo diverso da come gestiscono i signori della droga “.

Infine Christopher Kerr, direttore esecutivo della Rete di solidarietà ignaziana, ha spiegato che i gruppi e le parrocchie associate ai gesuiti nel servire i migranti, hanno distribuito manuali di emergenza durante le messe in spagnolo e molte parrocchie si sono dichiarate “santuario” per garantire l’incolumità delle famiglie che avrebbero chiesto accoglienza. , impegnate a ospitare famiglie di immigrati. Molti altri stanno fornendo formazione “conosci i tuoi diritti”, collegando i parrocchiani ai servizi legali e sostenendo i rally e le proteste.

“Se l’amministrazione Trump persisterà in tattiche di terrore contro gli immigrati laboriosi e le loro famiglie, i cattolici continueranno ad agire, a dare testimonianza pubblica di condanna di questo peccato sociale”, ha dichiarato Simone Campbell, direttore esecutivo del network Giustizia sociale cattolica. Campbell, assieme ai francescani e ai gesuiti, considera la disobbedienza civile di ieri solo una delle prima manifestazioni pubbliche di sensibilizzazione e pressione sul Congresso.

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USA: Nuns, priests, Catholic lay leaders arrested while protesting immigration polices at the Senate

Agenzia SIR - Fri, 19/07/2019 - 09:32

They entered the Senate rotunda holding photographs of migrant children who have died in federal immigration custody. Shortly before, they had prayed on the outside lawn, listened to testimonies of migrants who fear losing their children and read the messages of the bishops who arrived in support of this demonstration of civil disobedience promoted, inter alia, by the Columban Center for Advocacy and Outreach, the Conference of Major Superiors of Men, the Jesuit Conference of Canada and the United States, the Leadership Conference of Women Religious and Pax Christi USA, to protest against the immigration policies enacted at the border, especially with regard to children.

Five activists, disregarding the warnings of the police officers, lay down on the floor of the Senate building on Capitol Hill forming the shape of a cross with their bodies and recited the names of the young victims: “Darlyn, Jakelin, Felipe, Juan, Wilmer, Carlos.”

Police were called to intervene and arrested them while they lay on the ground and chanted. They were carried away in handcuffs, along with nuns, parish members and other Catholic leaders as they recited the Hail Mary. Seventy Catholics were arrested, including Sister Pat Murphy, a 90-year old nun who works with migrants and refugees in Chicago, organizing weekly prayer vigils outside the immigration agency. “The ways in which migrants are being treated should spark of the outrage of all believers”, said Sister Pat, echoed by Sister Ann Scholz, a member of the Leadership Conference of Women Religious: “We are here because the Gospel tells us we should take action and we are outraged at the awful treatment of families and of children in particular.” “Such treatment cannot continue, not in our name”, the nun exclaimed.

Thursday’s demonstration is just one of many protests staged since last Saturday in cities across the country: the announcement of the Federal Immigration and Customs Enforcement agency ( ICE) of planned raids targeting migrants sparked off the protests of hundreds of people of all faiths who are jointly calling for a radical change in immigration laws and a halt to the detainment of migrants in detention facilities on the Mexican border. The images of migrant children separated from their families and kept in inhumane and unhealthy fence cages, have shocked the whole nation.

The protests were dubbed “Lights for Liberty”, and took as their emblem the Statue of Liberty, paradigm of the reception of migrants into the United States. Meanwhile, the feared deportations planned for July 15 were more limited in scope than the President had claimed, and many Church dignitaries openly stated that the purpose of such actions was to intimidate and scare migrant communities, acting as a deterrent for anyone wishing to enter the United States in the future.

Ten Jewish protesters were also arrested for illegally entering ICE headquarters in Washington, while 100 activists holding hands created a human barrier around the building’s doors and garage, disrupting the agency’s detention operations.

In Foley Square, overlooking the immigration courts in the lower part of Manhattan, Christian Pastor Rev. Kaji Douša quoted the Gospel of Matthew on doing the least with a message “for anyone who claims to be a Christian and ignores that Jesus was a refugee and an immigrant you need to know that there are eternal consequences to consider.” Rev. Douša denounced that after participating in a meeting of faith leaders in Tijuana, Mexico, she was detained for several hours by federal immigration officers and interrogated about her work both on the border and in New York City. Rev Douša has been put on a watch list as a result of her commitment and her decisions with regard to the protection of migrants.

After celebrating Mass in the New York City’s chapel at the Church of St. Frances Xavier Cabrini, patroness of immigrants, Cardinal Timothy M. Dolan decried the negative attitude towards refugees and asylum-seekers in a country that is by definition “a nation of immigrants.” Dolan said he is “saddened” to admit that many opposed Mother Cabrinin’s work in favour of Italian refugees, and the same is happening today, where “in many places hate and malice are directed against immigrants and refugees” despite the fact that Catholic parishes, schools, and charities carry out exemplary relief and assistance services.

Hundreds gathered in Washington park in Kansas City, Missouri, holding candles and votives. Youths read testimonials written by people detained at the border.

In Texas, Brownsville Bishop Daniel Flores declared: “the threat of mass deportation raids is psychologically cruel to families and children. The actual separation of parents from their children without even a chance for a court appearance is simply reprehensible. Laws ought to treat families and children differently than drug lords.”

Christopher Kerr, executive director of the Ignatian Solidarity Network, stated that groups and parishes affiliated with the Jesuits in ministering to migrants have handed out emergency instructions during Masses in Spanish, while many parishes have declared themselves “sanctuaries” to ensure the safety of families seeking shelter, and committed to hosting immigrant families. Many more are providing “know your rights” training, connecting parishioners to legal services and supporting rallies and protests.

“If the Trump administration is going to persist in terror tactics against hard working immigrants and their families, then Catholics will continue to act, give public witness and condemn this social sin,” said Simone Campbell, executive director of Network Lobby for Catholic Social Justice. Campbell, along with Franciscans and Jesuits, considers yesterday’s civil disobedience one of the first public awareness and advocacy protests directed at Congress.

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Cosa vedere in sala? Le novità dal 18 luglio

Agenzia SIR - Thu, 18/07/2019 - 20:31

Come ogni giovedì le principali novità al cinema nella rubrica del Sir e della Commissione nazionale valutazione film Cei. Questa settimana, dal 18 luglio, in sala si affastellano molti titoli di debole richiamo; tra i principali in evidenza: “Edison. L’uomo che illuminò il mondo” di Alfonso Gomez-Rejon con il popolare attore britannico Benedict Cumberbatch; ancora, un tris di thriller tra Italia e Stati Uniti tra cui “Serenity. L’isola dell’inganno” di Steven Knight; infine, il cartoon cinese “Birba. Micio Combinaguai”.

“Edison. L’uomo che illuminò il mondo”

Ha lavorato a lungo con Martin Scorsese e Alejandro González Iñárritu il regista texano Alfonso Gomez-Rejon. Dopo una carriera in televisione, è arrivato a un primo successo cinematografico con “Quel fantastico peggior anno della mia vita” del 2015, adattamento del romanzo di Jesse Andrews su vita di adolescenti ed esperienza della malattia (declinato in chiave dramedy). Ora arriva nelle sale la sua ultima fatica, “Edison. L’uomo che illuminò il mondo” (“The Current War”), biopic storico sul famoso inventore americano Thomas Edison, che vede come produttore esecutivo anche Scorsese. A interpretarlo è stato chiamato il noto attore inglese Benedict Cumberbatch, il memorabile Sherlock Holmes nella serie della BBC “Sherlock”, ma anche un lucido e sofferto Alan Turing in “The Imitation Game” (che gli è valsa una Nomination all’Oscar) così come l’eroe della Marvel Doctor Strange.
Il film “Edison” ricostruisce gli anni di contesa tra due sistemi di erogazione dell’energia elettrica negli Stati Uniti intorno al 1880: Thomas Edison proponeva quello a corrente continua mentre George Westinghouse e Nikola Tesla (rispettivamente Michael Shannon e Nicholas Hoult) l’altro a corrente alternata. Un racconto complesso, serrato, ma molto suggestivo, che colpisce oltre che per la bravura degli interpreti anche per il magnetismo della regia, che imprime alla narrazione storica originalità e virtuosismi; lodevoli sono inoltre la messa in scena e le musiche avvolgenti. A proposito del film il regista ha dichiarato: “Se ‘Quel fantastico peggior anno della mia vita’ è stato un tentativo di comprendere la perdita, ‘Edison’ guarda oltre, a una sensazione di rinascita attraverso la creatività, la spontaneità e l’invenzione. La passione nel creare le cose e la possibilità di esplorare la vera natura della vittoria”.
A ben vedere, però, il film manca un po’ di tensione narrativa, di pathos, rimanendo troppo imbrigliato nella ricostruzione della vicenda, meticolosa e per questo un po’ asettica. “Edison” è comunque un film bello, da approfondire perché offre una prospettiva interessante su una pagina di storia che ha cambiato la vita dell’uomo e dell’intera società. Dal punto di vista pastorale l’opera è da valutare come consigliabile, problematica e adatto per dibattiti.

Tre titoli nel segno del thriller

Questa volta abbiamo deciso di raggruppare in un solo focus nel segno del thriller tre proposte di film, interessanti ma non sempre di grande coinvolgimento e originalità. Il primo è un titolo statunitense, “Serenity. L’isola dell’inganno”, diretto dal regista-sceneggiatore Steven Knight (suo è l’originale “Locke”, così come i copioni di “La promessa dell’assassino”, “Amore, cucina e curry” e “Allied”). Un film di tensione che amalgama sentimenti e bugie, all’interno di un triangolo di gelosie e violenza: è la vicenda di un pescatore americano quarantenne dal passato poco chiaro; un giorno una sua ex fidanzata lo raggiunge e chiede il suo aiuto per fronteggiare un marito violento. Nel segno del noir. “Serenity” è interpretato dai premi Oscar Matthew McConaughey e Anne Hathaway, insieme a Diane Lane, Jason Clarke e Djimon Hounsou.
Sono poi italiani “Vita segreta di Maria Capasso” e “Il mangiatore di pietre”: il primo, con Luisa Ranieri, è un film scritto e diretto da Salvatore Piscicelli, che firma anche il romanzo originario, e racconta la storia di un madre che si lascia corrompere per disperazione dalla malavita; il secondo è il primo film di finzione del documentarista Nicola Bellucci, che vede protagonista Luigi Lo Cascio. Una storia fosca ambientata nel Nord del Paese al confine con la Svizzera, che si snoda tra criminalità e mercato nero dei clandestini.

“Birba. Micio Combinaguai”

È un’animazione di produzione cinese in cerca però di consenso occidentale “Birba. Micio Combinaguai” di Gary Wang, che propone le strampalate avventure di un gattino e dei suoi amici in fuga dalla città, convinti che esista un luogo incantato detto “Miciolandia”. Si ride con una proposta semplice e colorata adatta per bambini e famiglie.

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Successo del coro evangelico all'Asti God's Talent

Evangelici.net - Thu, 18/07/2019 - 18:03
Si è svolta domenica scorsa la quinta edizione di Asti God's Talent, rassegna di formazioni musicali cristiane della città. In piazza della Cattedrale si sono esibiti sette gruppi - tra cui, per la prima volta, il coro della chiesa evangelica di via Parini - valutati da una giuria presieduta dal cantautore Paolo Conte. La formazione evangelica, guidata da Luca Rigamonti, ha presentato...
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Italian bill criminalizing “Revenge porn” passed into law. Tougher penalties for domestic violence

Agenzia SIR - Thu, 18/07/2019 - 15:45

The government-introduced 21-article Law “for the protection of victims of domestic abuse and gender-based violence”, passed by Senate vote, incorporates provisions under the Criminal Procedure Code to fast-track Court hearings (hence the “red-code” definition), as well as amendments to the Penal Code, with tougher penalties in some cases and new types of offences such as those targeting “revenge porn” or causing permanent facial damage.

Measures relating to criminal prosecution – enshrined in the first three articles in particular – are designed to reduce preliminary investigations to a minimum.

 Under the new law, judicial police must immediately report the offence to the public prosecutor, even verbally, taking immediate action with no possibility to assess if there are grounds for urgency. The victim must be heard by the magistrate within three days of notification of the offence. The new law also stipulates that the victim has twelve months to file a complaint and that even in case of suspended sentence the convicted is required to follow rehabilitation programs provided by agencies and associations dealing with prevention and assistance to victims of domestic and gender-based violence.
Articles 4 and 7 provide for two new offences. 

The first is the infringement of the barring order to leave the victim’s home and the prohibition from coming into the proximity of the places frequented by the offended party, punishable by six months to three years’ imprisonment. The second is forced or induced marriage,  punishable with imprisonment from one to six years for anyone who induces or forces another person to enter into a personal relationship or a civil union through violence or threats, or by taking advantage of circumstances of particular vulnerability.

Harsher punishments in the event of abuse against household members and cohabiting partners: 

prison sentence for those convicted – previously between two to six years – is increased to three up to seven years; punishment is further increased by up to half if the offence is committed in the presence of or to the detriment of a minor, pregnant woman or disabled person, or if the offence is committed with weapons. Increased punishments for stalking: from one up to six years and six months imprisonment.

Article 10 provides for the criminalization of so-called “revenge porn” 

and punishes, with imprisonment from one to six years and a fine ranging from 5,000 to 15,000 Euros, anyone who, after having produced or stolen sexually explicit images or videos, intended for private use, sends, delivers, sells, publishes or broadcasts said audiovisual materials, without the express consent of the persons concerned. It also stipulates that the punishment is increased if the offence of illegal dissemination of the material is committed by the spouse, even if separated or divorced, or by a person who is or has been in a relationship with the offended party. The same applies if the material is disseminated through IT or telematic tools.; if the offence is committed against a person in a condition of physical or mental inferiority or against a pregnant woman (in these cases, the penalty is increased from one third to one half and is also punishable by way of ex officio indictment, while it is normally prosecuted upon complaint by the offended party).

The definition of the offence committed by a person who causes a deformation of the person’s appearance through permanent facial injuries has also been introduced into the Penal Code.

The offender (Article 12) is punishable by eight to fourteen years imprisonment. In case of the death of the victim the person convicted is punishable by life imprisonment. If condemned, the offender loses the right to hold any office related to protection, supervision and counselling.
Higher penalties for sexual violence: from six to twelve years imprisonment (from eight to fourteen years for group violence).

Aggravating circumstances have been reformulated, with a particular focus on minors.

A specific aggravating circumstance regards sexual activities with children under 14 in exchange for money or any other benefit, even if only promised.

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Approvata la legge che tutela dal “revenge porn” e inasprisce le pene per i maltrattamenti

Agenzia SIR - Thu, 18/07/2019 - 15:45

I 21 articoli della legge per la “tutela delle vittime di violenza domestica e di genere”, di iniziativa governativa e approvata in via definitiva dal Senato, contengono sia interventi sul codice di procedura penale, per velocizzare i passaggi giudiziari (si è parlato a questo proposito di “codice rosso”), sia modifiche al codice penale, aggravando in alcuni casi le pene e in altri introducendo nuove fattispecie di reato, come ad esempio le norme contro il cosiddetto “revenge porn” o le lesioni permanenti al viso.
Gli interventi sul rito penale, inseriti soprattutto nei primi tre articoli, puntano a ridurre al massimo le indagini preliminari. La polizia giudiziaria sarà tenuta a comunicare al pubblico ministero le notizie di reato immediatamente anche in forma orale e dovrà infatti attivarsi immediatamente senza alcuna possibilità di valutare la sussistenza o meno delle ragioni di urgenza. La vittima dovrà essere ascoltata dal magistrato entro tre giorni dalla iscrizione della notizia di reato. La nuova legge prevede inoltre che la vittima abbia dodici mesi di tempo per sporgere denuncia e che l’eventuale sospensione condizionale della pena del condannato sia comunque subordinata alla partecipazione dello stesso a percorsi di recupero presso enti e associazioni che si occupano di prevenzione e assistenza delle vittime di violenza domestica e di genere.
Due nuovi reati sono configurati negli articoli 4 e 7. Il primo è la violazione dei provvedimenti di allontanamento della casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, che viene punita con la reclusione da sei mesi a tre anni. Il secondo è la costrizione o induzione al matrimonio, con una pena da uno a cinque anni di reclusione per chiunque con violenza o minaccia, oppure approfittando di situazioni di particolare vulnerabilità, induca o costringa una persona a contrarre vincolo di natura personale o un’unione civile.
Pene più severe per i reati di maltrattamenti contro familiari e conviventi: la reclusione da due a sei anni prevista attualmente diventa da tre a sette anni; la pena, inoltre, è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso in presenza o in danno di persona minore, di donna in stato di gravidanza e di persona con disabilità o se il fatto è commesso con armi. Aumento delle pene anche per gli atti persecutori (“stalking”): la reclusione sarà da uno a sei anni e sei mesi.
L’articolo 10 affronta il fenomeno del “revenge porn” e sanziona, con la pena della reclusione da uno a sei anni e con la multa da 5.000 euro a 15.000, la condotta di chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde, senza l’espresso consenso delle persone interessate, immagini o video sessualmente espliciti, destinati a rimanere privati. In particolare la pena è aggravata se il reato di pubblicazione illecita è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, ovvero da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa; se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici; se i fatti sono commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza (in questi casi la pena è aumentata da un terzo alla metà ed è anche prevista la punibilità d’ufficio, mentre in generale si procede su querela della persona offesa).
Un’altra innovazione al codice penale consiste nella definizione del reato compiuto da chi provoca una deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso. Chi lo commette (articolo 12) è punito con la reclusione da otto a quattordici anni, ma se l’atto provoca la morte della vittima la pena è l’ergastolo. In caso di condanna, scatta l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela ed all’amministrazione di sostegno.
Aumentate le pene per la violenza sessuale: sarà punita con il carcere da sei a dodici anni (da otto a quattordici per la violenza di gruppo). Rimodulato tutto l’apparato delle aggravanti, in particolare nel caso di minori. Una specifica aggravante riguarda gli atti con minori di 14 anni in cambio di denaro o qualsiasi altra utilità, anche solo promessi.

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Vaccini. Villani (Sip): “Invertito trend negativo, crescono le coperture. Medici e pediatri hanno saputo motivare i genitori”

Agenzia SIR - Thu, 18/07/2019 - 14:58

Con l’attivazione dell’Anagrafe nazionale vaccinale, istituita dal ministro della Salute Giulia Grillo con decreto ministeriale del 18 settembre 2018, i genitori non hanno più l’obbligo di presentare i certificati di avvenute vaccinazioni per le iscrizioni scolastiche previsto dalla legge 119/2017, nota come legge Lorenzin. Lo spiegava nei giorni scorsi lo stesso ministro Grillo con riferimento alla scadenza del 10 luglio per la presentazione della suddetta documentazione. Il sistema automatizzato fa infatti “dialogare” direttamente Asl e istituti scolastici, ma “il quadro non è omogeno. In alcune regioni il servizio non è ancora attivo”, precisa al Sir Alberto Villani, presidente della Sip (Società italiana di pediatria) e responsabile dell’Unità operativa complessa di pediatria generale e malattie infettive dell’ Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, al quale abbiamo chiesto di stilare un bilancio della legge a due anni dalla sua entrata in vigore il 31 luglio 2017.

Dieci le vaccinazioni obbligatorie previste dalla norma: anti-poliomielitica, anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B, anti-pertosse, anti-Haemophilus influenzae tipo b, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella. Il rispetto degli obblighi vaccinali costituisce requisito per l’ammissione all’asilo nido e alle scuole dell’infanzia (bambini 0 – 6 anni), mentre dalla scuola primaria in poi gli alunni da 6 a 16 anni possono entrare comunque in classe ma, in caso di non rispetto degli obblighi, viene attivato dalla Asl un percorso di recupero ed è possibile incorrere in sanzioni amministrative da 100 a 500 euro. Oltre a quelle obbligatorie, sono indicate e offerte gratuitamente da Regioni e Province autonome – ma senza obbligo vaccinale – le vaccinazioni anti-meningococcica B, anti-meningococcica C, anti-pneumococcica e anti-rotavirus responsabile, quest’ultimo, di una forma di gastroenterite potenzialmente molto pericolosa per neonati e lattanti.

Il 16 luglio è stato diffuso l’aggiornamento 2019 del Calendario per la vita e le quattro società scientifiche promotrici (Società italiana di pediatria – Sip; Società italiana di igiene – SitI; Federazione italiana medici pediatri – Fimp; Federazione italiana medici di medicina generale – Finmmg), pur precisando che il dato nazionale sul 2018, raccolto da tempo, non è ancora stato reso pubblico dal ministero della Salute, hanno dichiarato che “dopo il periodo ‘nero’ del calo delle coperture nel 2014-15”, il clima “pare profondamente mutato”. Lo conferma Villani: “Oggi il trend è positivo. Dopo anni nei quali le coperture vaccinali erano in calo, in moltissime aree avevano raggiunto livelli di non sicurezza e in alcune addirittura di autentico rischio,

grazie al Piano nazionale prevenzione vaccinale 2017 – 2019 e alla legge Lorenzin c’è stata una netta inversione di tendenza.

In numerose realtà abbiamo raggiunto soddisfacenti livelli di copertura. Per le dieci vaccinazioni obbligatorie l’obiettivo è stato quasi raggiunto”. Nel primo semestre 2018, la copertura nei confronti della polio è infatti del 95,46%, superando la soglia del 95% raccomandata dall’Oms, mentre sono in crescita i dati su morbillo, polmonite e meningite, ancorché sotto la soglia di attenzione. “Bisogna ancora lavorare”, avverte Villani sottolineando che per i vaccini previsti dai Lea, non obbligatori ma offerti in maniera attiva e gratuita, “le coperture non sono sufficienti. Ciò dimostra che

è l’obbligo a fare la differenza

perché ha ‘costretto’ i genitori a confrontarsi con sanitari competenti che hanno saputo motivarli spiegando loro il perché delle vaccinazioni e riducendo il potere delle diffuse fake news.

Il tutto grazie all’impegno e alla dedizione dei medici che lavorano nei centri vaccinali, dei medici del territorio, di famiglia e dei pediatri ospedalieri”.

Oggi “solo lo 0,7% della popolazione è contrario ai vaccini; poche centinaia i bimbi non vaccinati. Tra questi, purtroppo, la piccola di 10 anni che a Verona sta lottando da un mese contro il tetano, nata in una regione nella quale allora non c’era l’obbligo vaccinale. Ma la responsabilità non è dei genitori – chiarisce Villani -. A proteggere la salute dei bambini deve essere la società civile; la responsabilità è di chi ha fatto la delibera regionale e di chi ha avallato questa situazione”.

Nei giorni scorsi l’assessore alla Salute della Provincia autonoma di Trento, Stefania Segnana, ha avanzato la proposta di sospensione dell’obbligo vaccinale. “Come Società di pediatria – la replica del presidente – abbiamo stilato un documento e ci siamo offerti di incontrare l’assessore e la giunta per fornire informazioni consolidate di epidemiologia, malattie infettive e cultura sanitaria per metterli nelle condizioni di assumere decisioni di politica sanitaria coerenti con le esigenze di salute della popolazione. Siamo in attesa di risposta”.

Intanto, conclude, “l’Italia ha costituito un modello a livello europeo. La legge Lorenzin è del 2017; la Francia ne ha approvato una nel 2018; Germania Irlanda e altri Paesi ci stanno lavorando ora”.

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Rifiuti speciali. Rapporto Ispra/Snpa: “produzione in aumento. Italia leader del riciclo”

Agenzia SIR - Thu, 18/07/2019 - 14:53

“Ancora in aumento la produzione nazionale dei rifiuti speciali che, nel 2017, sfiora i 140 milioni di tonnellate (quasi il 3% in più rispetto al 2016). Cresce solo la produzione di rifiuti non pericolosi (+3,1%), mentre rimane stabile quella di rifiuti pericolosi (+0,6%, corrispondente a 60 mila tonnellate). I rifiuti complessivamente gestiti aumentano del 4% e l’Italia si conferma leader nel riciclo segnando un +7,7% delle quantità avviate a recupero di materia ed una diminuzione dell’8,4% di quelle destinate allo smaltimento”. Sono i dati della XVIII edizione del Rapporto “Rifiuti speciali 2019”, il report annuale dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale)/Snpa (Sistema nazionale di protezione dell’ambiente), che fornisce un quadro di informazioni sulla produzione e gestione dei rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi. La produzione nazionale dei rifiuti speciali, chiarisce il Rapporto, è quantificata a partire dalle informazioni contenute nelle dichiarazioni presentate annualmente dai soggetti obbligati ai sensi dell’art. 189 del d.lgs. n.152/2006. Attraverso la compilazione del Mud (modello unico di dichiarazione ambientale), i produttori e i gestori devono dichiarare i quantitativi di rifiuti prodotti, trasportati e recuperati o smaltiti nell’anno precedente a quello della dichiarazione. Gli ultimi dati disponibili sui rifiuti speciali prodotti dalle attività economiche si riferiscono all’anno 2017 e sono desunti dalle dichiarazioni presentate nell’anno 2018. Le informazioni Mud sono integrate con i quantitativi stimati da Ispra, mediante l’applicazione di specifiche metodologie ai settori produttivi che, ai sensi della normativa vigente, risultano interamente o parzialmente esentati dall’obbligo di dichiarazione (ad esempio, il settore delle costruzioni e demolizioni). Il Rapporto, che è stato presentato giovedì 18 luglio a Roma, nella sala capitolare presso il chiostro di Santa Maria sopra Minerva del Senato, “è uno dei prodotti storici dell’Istituto, da qualche anno anche di Snpa, che con oltre 60 indicatori fornisce un quadro completo sui rifiuti speciali a livello nazionale. Tutti i dati sono disponibili sul catasto rifiuti dell’Ispra”, ha dichiarato il presidente di Ispra e Snpa, Stefano Laporta.

Importazione ed esportazione. Nel 2017, si legge nel report,

“i rifiuti importati (oltre 6 milioni di tonnellate) sono il doppio di quelli esportati (3 milioni di tonnellate)”.

La quantità maggiore arriva dalla Germania, quasi 2 milioni di tonnellate (dei quali il 96 % rifiuti metallici) seguiti da quelli provenienti dalla Svizzera, oltre 1 milione di tonnellate, dalla Francia, 824mila tonnellate e dall’Austria, 73mila tonnellate. “I rifiuti di metallo importati sono destinati al riciclaggio, principalmente in acciaierie localizzate in Friuli Venezia Giulia e in Lombardia”, spiega il report. Invece, “il 68% dei rifiuti esportati (poco più di 2 milioni di tonnellate) appartengono alla categoria dei non pericolosi e il restante 32% (circa 1 milione di tonnellate) a quella dei pericolosi”. “Importiamo materiali necessari all’industria italiana, esportiamo rifiuti che non abbiamo modo di trattare adeguatamente con impianti”, ha afferma il direttore generale dell’Ispra, Alessandro Bratti, in occasione della presentazione del rapporto.

Secondo il Rapporto Ispra/Snpa, “il maggior contributo alla produzione complessiva arriva dal settore delle costruzioni e demolizioni, che con oltre 57 milioni di tonnellate, concorre al 41% del totale prodotto. Le attività di trattamento dei rifiuti e di risanamento ambientale rappresentano il 25,7% del totale (quasi 36 milioni di tonnellate), l’insieme delle attività manifatturiere il 21,5% (quasi 30 milioni di tonnellate)”. A livello di macroarea geografica

è “il Nord che produce più rifiuti speciali, quasi 81 milioni di tonnellate (pari, in termini percentuali, al 58,3% del dato complessivo nazionale),

seguito dal Sud con quasi 33 milioni di tonnellate (23,7%) e dal Centro con circa 25 milioni di tonnellate (18% del totale nazionale). La Lombardia produce il 22,2% del totale dei rifiuti speciali generati (30,8 milioni di tonnellate) seguita dal Veneto e dall’Emilia-Romagna con circa il 10% della produzione nazionale (rispettivamente pari a 15,1 milioni di tonnellate e 13,7 milioni di tonnellate)”.

Gli impianti. In Italia “gli impianti di gestione dei rifiuti speciali operativi sono 11.209 di cui 6.415 situati al Nord, 2.165 al Centro e 2.629 al Sud. In Lombardia sono localizzate 2.176 infrastrutture, il 20% circa del totale degli impianti presenti sul territorio nazionale. Gli impianti dedicati al recupero di materia sono 4.597 (41% del totale)”.

La destinazione dei rifiuti speciali. “Circa 20,2 milioni di tonnellate di rifiuti speciali sono utilizzati, in luogo delle materie prime, all’interno del ciclo produttivo in 1.307 impianti industriali – precisa il report -. Tali stabilimenti riciclano il 20% del totale dei rifiuti recuperati a livello nazionale. Il recupero di rifiuti inorganici riguarda oltre 54 milioni di tonnellate (quasi il 37% del totale gestito)”. Tali rifiuti derivano, prevalentemente, dalle attività di costruzione e demolizione (44,8 milioni di tonnellate) e sono generalmente utilizzati come rilevati e sottofondi stradali. Le operazioni di recupero di metalli e di rifiuti organici rappresentano, rispettivamente, il 13,6% e l’8,4% del totale gestito. Circa 2 milioni di tonnellate di rifiuti speciali sono coinceneriti in impianti industriali in sostituzione dei combustibili convenzionali, mentre l’incenerimento interessa più di 1 milione di tonnellate. Sono smaltiti in discarica 12 milioni di tonnellate di rifiuti (l’8,2% del totale gestito) di cui circa 10,9 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi e 1,2 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi.

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