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Dona, dona sempre (Matta el Meskin)

Wed, 20/09/2017 - 16:45
Nati dallo Spirito>> spiritualità cristiana ortodossa

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Il cristianesimo è un prendere e un donare che si realizza su un piano spirituale: si prende da Dio per donare agli altri: “Chi crede in me […] dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva” (Gv 7,38). Ma né il prendere né il donare devono avvenire sul piano dell’ego. Non bisogna prendere per se stessi ma il prendere deve agevolare il rinnegamento di noi stressi e la rinuncia alle aspettative: “Ma queste cose, che per me erano guadagni, io le ho considerate una perdita a motivo di Cristo” (Fil 3,7). Più prendiamo da Dio più dobbiamo spogliarci di noi stessi e dare agli altri. Noi non diamo da noi stessi perché non abbiamo niente da dare. Il cristianesimo non si completa se non a partire dal dare e dall’avere.

Lo Spirito Santo è un dono di Dio agli uomini. Tutti i nostri doni, le nostre potenziali e i frutti cristiani provengono dallo Spirito Santo. Ma Dio non ha donato lo Spirito Santo perché resti intrappolato nel nostro grembo: “Dal suo grembo sgorgheranno fiumi” (Gv 7,38). Prendere lo Spirito Santo e rinchiuderlo dentro di noi significa essere possessivi senza sapere che lo Spirito Santo non si fa imprigionare: “La parola di Dio non è incatenata!” (2Tm 2,9). O lo Spirito esplode nell’anima e straripa all’esterno come fiumi di acqua oppure la sua fonte nell’anima si secca e allora torniamo a vivere in un deserto, in grande siccità.

Ascoltiamo cosa dice sant’Agostino a questo proposito: “Se uno pensa che ciò che beve è soltanto per lui, non fluirà dal suo seno l’acqua viva; se si affretta, invece, a renderne partecipe il prossimo, allora, appunto perché scorre, la fonte non inaridisce”[1].

È possibile prendere solo se si è assetati: “Se qualcuno ha sete” (Gv 7,38). È possibile donare solo dopo essersi dissetati: “Chi crede in me […] dal suo grembo sgorgheranno fiumi” (Gv 7,38). Il dissetamento spirituale è uno stato della fede nel quale si giunge fino al grado dell’amore, vale a dire all’effusione dello Spirito Santo nel cuore. Quando l’uomo si disseta all’amore di Cristo e l’amore si consolida nel grembo non riesce a star fermo. L’amore divino non riesce a essere inattivo: deve operare e la prima opera dell’amore è il donarsi. Se ci riempiamo d’amore non siamo in pace fino a che non portiamo a compimento il nostro dono di noi stessi e il sacrificio dell’amore è donare senza limiti, un donare folle tanto che quasi accetteremo di farci uccidere purché gli altri si salvino.

Quando arriviamo a un grado corretto di donazione giungiamo al mistero dello Spirito Santo e penetriamo nella luce della Croce. Colui che non riesce a capire la necessità del donare nel cristianesimo e smarrisce il legame che tiene insieme il prendere e il donare è alienato rispetto alla verità dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo dà senso al donare nel cristianesimo! Lo Spirito Santo stesso è dono del Padre fatto a noi. Colui che prende dallo Spirito Santo riceve la forza del donare. Colui che vive nello Spirito vive in una donazione continua. Non possiamo vivere nello Spirito Santo e non donare.

[1] Agostino, Commento al Vangelo di Giovanni, Omelia 32,4 in Id. Agostino, Commento al Vangelo di Giovanni, Roma 2005,.p. 577.

Matta el Meskin
tratto da: “Paraklit” (Paraclito), in al-Ruh al-qudus al-rabb al-muhyi, pp. 446-448 (trad. dall’originale arabo)

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Com’è fatto Dio?

Mon, 31/07/2017 - 13:44
Nati dallo Spirito>> spiritualità cristiana ortodossa

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- Select -HomeLibreria ortodossaPreghiereContattaci var menuItems = document.querySelectorAll( '.dslc-navigation .menu > li.menu-item-has-children:not(.menu-with-arrow) > a' ); for (var i = 0, len = menuItems.length; i < len; i++) { menuItems[i].insertAdjacentHTML('afterend', ''); menuItems[i].parentElement.className += " menu-with-arrow"; } Com’è fatto Dio?

La nebulosa Elica, soprannominata l’ “occhio di Dio”

Natidallospirito.com ringrazia fr. Silvano Faletti, che ha tradotto quest’articolo dall’inglese, per la preziosa collaborazione. Dell’archimandrita citato nell’articolo, padre Basilios del monastero di Iviron, sul monte Athos, consigliamo vivamente il libro La bellezza salverà il mondo, nell’ottima traduzione pubblicata da Qiqaion.

“Oh, se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti” (Is 64,1)

Una domanda frequente che viene rivolta ai preti suona più o meno così: “ Se Dio esiste, perché non è così scontato per ciascuno?”.

Un modo con cui posso iniziare a rispondere a questo tipo di domande è il seguente: “Dio è evidente a tutti, evidente come l’aria che respiriamo. Ma proprio come diamo per scontato e non prestiamo attenzione all’aria che respiriamo (a meno che non sia inquinata o abbiamo problemi respiratori), così facilmente ignoriamo la vera presenza di Dio. L’unica eccezione a questa attitudine ad ignorare l’evidenza è quando vi prestiamo attenzione intenzionalmente. Quando consapevolmente osservo il mio respiro, mi accorgo dell’aria. Allo stesso modo, a meno che non mi impegni nel ricordo di Dio, posso dimenticarlo come se niente fosse.

Molti di noi, ad ogni modo, preferirebbero che la presenza di Dio fosse meno facilmente ignorata.
Come Isaia, noi vorremo che Dio squarciasse i cieli, e quindi non tutti possono negare la presenza del Dio creatore. Ma è proprio questo ciò che Dio non vuole. L’archimandrita Basilios ha detto che “Egli esiste come se non ci fosse. Interviene come se fosse assente per rispetto verso le sue creature”. Dio ama così tanto la sua creazione che la tratta proprio come noi ci relazioniamo con lui: con libertà. Dio non ci visita in nessuna maniera da travolgerci, da strapparci la libertà, da forzarci o da costringerci a obbedirgli e ad amarlo. Infatti, nel caso che l’obbedienza fosse forzata, smetterebbe di essere tale – non l’obbedienza della relazione, l’obbedienza che madre richiede da suo figlio o che l’amato si aspetta dalla sua amata. L’obbedienza imposta è pura conformità a criteri esteriori. Dio non vuole ciò e su questo non si può fondare una relazione genuina.

Dio non desidera neanche un amore obbligato, un amore necessario, un amore che deve esserci per forza perché non si sono alternative. L’unico amore che Dio richiede è quello che donato gratuitamente. La libertà di cui Dio ci fa partecipi è la stessa libertà che si addice a Lui. Come ho affermato prima, Dio si relaziona con noi proprio come vuole che noi ci relazioniamo con Lui.

Se Dio manifestasse la sua potenza, noi ne saremmo travolti. Noi non lo comprenderemmo. Saremmo proprio come i figli di Israele, che ha tremato davanti ai piedi del monte Sinai mentre la stessa montagna era scossa, ma prima che fossero passati quaranta giorni, avevano già cominciato ad adorare un vitello d’oro. Noi avremmo timore della potenza, non della Persona. Noi tremeremmo davanti alla manifestazione, ma siamo incapaci di comprendere la Persona dietro alla sua epifania.

Dio ci visita con umiltà. Egli viene a noi come una voce silenziosa e sussurrata (cf. 1Re 19,12). Dio viene come un bimbo nella mangiatoia. Dio umilia se stesso e prende le sembianze di un essere un umano e per questo noi possiamo sapere chi egli sia, la sua personalità, com’è fatto Dio. L’archimandrita Basilios lo dice in questi termini: “Io – Colui che è al di là dell’essere – discendo, svuoto me stesso, mi relaziono con te, divento uno con te  di modo che tu diventi mio; così che possa insegnarti cose impensabili. Rivelandomi attraverso le mie vie, ti insegno che ciò che in me è grandioso, inaccessibile e terribile non è la potenza, l’inconcepibile magnificenza, ma l’amore indicibile, la delicatezza della bellezza e la condiscendenza dell’umiltà che si manifesta nel mio modo di agire.

La modalità attraverso cui mi manifesto è modello kenotico di amare e di sacrificarmi. Quindi, non avere timore della mia potenza. Dovresti piuttosto avere timore della mia inesprimibile bontà e umiltà. Dovresti avere timore non perché ti minaccio, ma perché ti rispetto molto più di quanto tu ne sia degno o capisca” (Basilios di Iviron, The thunderbolt of ever-living fire, Sebastian Press Publishing House, p. 50)

Dio ci educa riguardo se stesso attraverso le sue azioni, nel modo in cui si comporta. Dio ci rispetta. Dio ci dona la libertà degna degli dei. Ed è proprio questo, e non la sua potenza che dovremmo temere. Dio mi lascia avere ciò che voglio.

Tu potresti obiettare: “ No, non lo fa! Io raramente riesco a ottenere ciò che voglio”.

Questo perché tu vuoi ciò che non è possibile. Tu vuoi il grano senza averlo piantato. Tu vuoi i fiori senza prenderti cura delle piante. Tu vuoi l’amore senza il sacrificio e l’autodisciplina. Tu vuoi seminare follia ma raccogliere saggezza. Tu vuoi che la realtà sia diversa da come essa è.

No, questo non è possibile, non per le creature. Dio ci dona la libertà, e noi costruiamo le case su un terreno allagato. Dio ci dona la libertà e noi costruiamo le case senza fondamenta in un paese dove ci sono tornadi. Dio ci dona la libertà e noi diamo le armi ai ragazzi e riempiamo la loro mente con l’odio. Dio ci dona la libertà e poi chiamiamo le conseguenze della nostre azioni “ira di Dio”.

Ma anche questa sofferenza, questa esperienza della cosiddetta “ira di Dio”, anche questo, e probabilmente soprattutto questo, ci rivela Dio, il Dio che è diventato uomo e ha sofferto, Nella nostra sofferenza possiamo, se vogliamo, giungere a conoscere il Dio che soffre, il Dio che ha patito tutte le conseguenze del peccato, tutto quello che noi chiamiamo l’ “ira di Dio”. Dio ha sofferto come un essere umano, nella speranza di mostrarci la via, di mostrarci il modo di amare, la strada della libertà, la via verso la resurrezione che passa dalla morte. E indicandoci la via, Dio stesso si è rivelato a noi.

Com’è fatto Dio? Dio è come Gesù. E quando Dio discende, Egli non squarcia i cieli, bensì permette che Lui stesso sia umiliato. Dio discende e le montagne non tremano, ma le porte e le sbarre della morte e degli inferi sono distrutte. Dio discende e gli angeli del cielo intonano canti, ma solo qualche pastore li sente. Dio discende e solo pochi uomini saggi proveniente da lontano notano la stella. Dio discende ed entra nel Tempio del suo popolo e solo un anziano una profetessa lo riconoscono. Dio discende con così tanta umiltà e mitezza che solo chi lo stava cercando lo riconosce. E venendo in questo modo, Dio ha stravolto i falsi cieli e scosso le false montagne che ci hanno raccontato che Dio è orgoglioso, terribile e pieno di vendetta nei nostri confronti. Ma in verità, ad essere squarciata e distrutta, è solo questa falsa concezione di Dio.

padre Micheal Gillis
presbitero della parrocchia ortodossa della Santa Natività (Patriarcato di Antiochia)
Langley, British Columbia, Canada
trad. dall’inglese di fr. Silvano Faletti

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Rivestiti di umiltà! (Isacco il Siro)

Sat, 22/07/2017 - 12:16

Una lampada in pieno sole à il giusto che non è sapiente.
Un seme su una pietra è la preghiera di colui che ha rancore.
Un albero senza frutti è l’asceta che non è compassionevole.
Una freccia velenosa è la correzione [che viene] dall’invidia.
Una trappola nascosta à il complimento [che viene] dal bugiardo.
Un consigliere stolto à l’osservatore cieco.
Una ferita al cuore à il sedere con gli stolti.
Una fonte amabile à l’intrattenersi con i sapienti.
Un consigliere sapiente à un baluardo affidabile.
Un amico stolto à un tesoro dannoso.
È meglio assistere a un lutto, che vedere un sapiente che segue uno stolto.
È meglio abitare con le fiere, che abitare con gli invidiosi.
È bene abitare in un sepolcro, piuttosto che abitare con coloro che hanno comportamenti perversi.
Siedi con gli avvoltoi, ma non con i vogliosi.
Abbi per compagno un assassino, ma non un litigioso.
Intrattieniti con un maiale, ma non con un chiacchierone.
È meglio il cucciolo di un maiale, della bocca di un chiacchierone.
Siedi in mezzo ai leoni, ma non in mezzo agli alteri.
Sii un perseguitato, ma non uno che perseguita.
Sii un crocifisso, ma non uno che crocifigge.
Sii un oltraggiato, ma non uno che oltraggia.
Sii un calunniato, ma non uno che calunnia.
Sii pacifico e non zelante. Persegui la bontà e non la giustizia. La giustizia non [appartiene] alla condotta del cristianesimo: non se ne trova menzione nell’insegnamento di Cristo!
Rallegrati con chi si rallegra e piangi con chi piange (cf. Rm 12,15): questo è il segno della limpidezza!
Con i malati, fatti malato; con i peccatori, affliggiti; e con coloro che si convertono, gioisci!
Sii amico di ogni uomo, ma solitario nel tuo pensiero.
Unisciti alla sofferenza di ogni cosa, ma con il tuo corpo tieniti lontano da ogni cosa.
Non rimproverare nessuno e non correggere nessuno, neppure coloro le cui condotte sono molto cattive. Stendi il tuo mantello sul peccatore e coprilo. Se tu non puoi prendere sulla tua anima le sue mancanze e riceverne il castigo al suo posto, almeno sopporta di essere svergognato
per non svergognare lui.
Non litigare per [ciò che riguarda] il ventre; non odiare per [ciò che riguarda] l’onore; e non amare il posto del giudice.
Devi sapere, fratello mio, che noi non stiamo dentro [una cella] per conoscere le opere malvagie degli uomini! Infatti, è quando noi vedremo tutti gli uomini come buoni, che avremo conseguito la purezza della nostra intelligenza. Se infatti anche noi siamo biasimatori, castigatori, giudici, inquisitori, spioni e censori, in cos’à che l’abitare nelle città è riprovevole rispetto all’abitare nel deserto?
Se non sei quieto nel tuo cuore, vi sia [almeno] quiete nella tua lingua.
Se non sei capace di mettere ordine nei tuoi pensieri, metti ordine [almeno] nei tuoi sensi.
Se non sei solitario nella tua intelligenza, sii solitario [almeno] nel tuo corpo.
Se non puoi affaticarti con il tuo corpo, [almeno] soffri con il tuo pensiero.
Se non sei capace di vigilare sui tuoi passi, [almeno] vigila sul tuo giaciglio.
Se non sei in grado [di digiunare] durante le veglie notturne, digiuna almeno la sera; e se non sei in grado [di osservare] il digiuno della sera, guardati almeno dalla sazietà.
Non sei santo nel tuo cuore? [Almeno] sii santo nel tuo corpo!
Se non sei un piangente nel tuo cuore, almeno ricopri di pianto il tuo viso.
Non sei capace di diventare giusto? [Almeno] parla come un peccatore!
Non sei un servo della pace (cf. Mt 5,9)? Almeno non essere un agitatore!
Non puoi essere diligente? [Almeno] sii modesto nella tua intelligenza!
Non sei un vittorioso? [Almeno] non infiammarti contro coloro che sono vinti [dal peccato]!
Non sei in grado di arrestare la bocca di colui che parla contro il suo prossimo? Almeno guardati dall’essere suo compagno.
Sappi che se da te uscirà un fuoco che brucerà gli altri, alle tue mani sarà chiesto conto delle anime di tutti coloro che quel fuoco avrà toccato. E se [anche] non sei tu a soffiare quel fuoco, ma sei d’accordo con colui che lo soffia e ti compiaci della sua azione, sarai suo compagno nel giudizio.
Se ami la tranquillità, sta’ nella quiete; e se sei stato reso degno della quiete, rallegrati in ogni tempo.
Domanda il discernimento e non l’oro!
Rivestiti di umiltà e non di bisso!
Acquisisci la quiete e non un regno!
Non c’à nessuno capace di discernimento che non sia anche umile: colui che non à umile, non ha neppure discernimento.
Non c’à umile che non sia anche pacifico: colui che non è pacifico, non à neppure umile.
Non c’à nessuno pacifico che non sia anche gioioso.
In tutte le strade che gli uomini percorrono in questo mondo, non trovano pace finchß non si accostano alla speranza in Dio. Il cuore non trova pace dalle ansietà e dalle offese, finché non si avvicina a questo luogo, e questa speranza non dà loro pace e non infonde gioia nel loro cuore. Questo à quanto ha detto quella bocca adorabile piena di santità: Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi darò riposo (cf. Mt 11,28). Dice: «Avvicinatevi alla speranza in me e allontanatevi dalle molte strade, e voi troverete riposo dalle fatiche e dal timore». La speranza in Dio innalza il cuore, mentre la paura della geenna lo spezza […]».

Isacco di Ninive
I,50
tratto da: Isacco di Ninive, Annuncia la bontà di Dio, Qiqajon, pp. 20-23

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Cristo, capitano della nostra nave (Macario)

Tue, 18/07/2017 - 16:43

Come nel mondo visibile nessuno può percorrere e attraversare il mare da se stesso, se non ha una barca di legno agile e leggera che sola è in grado di muoversi sulle acque, perché se uno cammina sul mare affonda e muore, così è impossibile che un’ anima da se stessa percorra, oltrepassi e attraversi l’amaro oceano del peccato e il pericoloso abisso delle potenze malvagie, delle passioni tenebrose, se non ha ricevuto lo Spirito del Cristo che è leggero, celeste e alato, e che cammina e passa sopra ogni malizia; grazie a lui potrà raggiungere direttamente e senza deviazioni il porto celeste del riposo, la città del re. Come quanti viaggiano in nave non attingono dal mare per bere, né da esso si procurano vestito e cibo, ma tutto questo lo portano nella barca da fuori, così le anime dei cristiani ricevono cibo celeste e vesti spirituali non da questo mondo, ma dall’ alto, dal cielo, e vivendo di ciò che viene dall’ alto, imbarcate sulla nave dello Spirito buono e datore di vita, passano oltre le potenze avverse e malvagie dei principati e delle potestà (cf. Ef 6,12). E come tutte le navi sono fabbricate con uno stesso tipo di legno e con esse gli uomini possono attraversare il mare amaro, così tutte le anime cristiane fortificate dall’ unica luce divina e celeste dei differenti doni
dell’ unico Spirito (cf. 1Cor 12,4) superano ogni malizia.

Per una buona traversata la nave necessita di un pilota e di un vento moderato e lieve. Il Signore stesso è tutto questo; egli viene nell’ anima che ha fede e le fa attraversare le terribili tempeste, i selvaggi flutti del male e le burrasche provocate dai venti impetuosi del peccato calmando la tempesta con forza, perizia e destrezza, come lui sa. Senza il pilota30 celeste, il Cristo, è impossibile infatti che uno attraversi il mare malvagio delle potenze di tenebra e le burrasche delle amare tentazioni. È detto infatti: salgono fino ai cieli e discendono fino agli abissi (cf. Sal 106,26). Ma colui che avanza sulle onde selvagge (cf. Mc 4,35-40) è esperto nell’ arte del pilota e in fatto di guerre e di tentazioni. È detto infatti: Essendo stato messo alla prova egli stesso può venire in aiuto a quelli che subiscono la prova (Eb 2,18).

Macario l’Egiziano
in Pseudo-Macario, Spirito e fuoco, Qiqajon. pp. 381-382

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Un cristiano può praticare lo yoga? Una prospettiva ortodossa

Fri, 07/07/2017 - 11:37

Esiste un modo in cui un cristiano può separare lo yoga dal suo ethos induistico, usare le sue tecniche, e continuare a rimanere un cristiano impegnato? Alcuni cristiani credono che ciò sia possibile. Affermano che lo yoga può fare molto per noi. Non solo può migliorare il nostro benessere fisico, ma può anche aiutarci a essere cristiani migliori, a patto che lo pratichiamo in una cornice di preghiera cristiana. Un esempio notevole è il monaco Benedettino Déchanet il cui libro, “Yoga cristiano”, accetta la sfida di cristianizzare lo yoga. Egli lo fa con una profonda consapevolezza dell’ethos anticristiano dello yoga tradizionale. Egli afferma con forza come i due ethos siano diversi: “Il cristiano parte dalla fede, fa una certa esperienza, nell’amore divino, del Dio della Rivelazione, fa esperienza di  ‘Emmanuele’, Dio con noi, Dio con me. L’induista ha soltanto qualche dato empirico a guidarlo e alla fine della sua strada scopre un sublime ma alquanto selvaggio isolamento”[1]. Déchanet dà indicazioni precise su come praticare lo yoga per essere un cristiano migliore: in preghiera, in adorazione, nell’amore di Dio e per il prossimo. Egli presenta una serie di esercizi di yoga e consigli sulla respirazione come modalità di presentarsi a Dio in maniera e sincerità: “Il nostro scopo è di portare calma e pace al nostro essere; fare un buon e fedele servizio al corpo; liberare l’anima dalle ansie e dai problemi che sono fin troppo comuni; e infine risvegliare lo spirito”[2].

Devo confessare di essere stato un po’ turbata da quest’ultima frase “risvegliare lo spirito”. Questo è il linguaggio di uno yogi indù che crede nel “risveglio” di poteri dormienti mediante un magistrale sforzo personale. Per questo non è adatta a descrivere l’esperienza cristiana dello Spirito. La preghiera ortodossa allo Spirito Santo “Re sovra celeste, Paraclito, Spirito di verità…” esplicita chiaramente che noi, in quanto creature decadute, abbiamo bisogno urgentissimo dell’infusione di una nuova vita. Ecco perché chiediamo di essere puliti e purificati da colui che “presente in ogni luogo e tutto ricolma”. Questa preghiera ci mette chiaramente nella posizione di supplicanti che cercano la presenza duratura dello Spirito in noi.

Quando ho iniziato a pensare all’argomento dello yoga cristiano, ho deciso di mettere alla prova le raccomandazioni di Déchanet. Ho praticato alcune posture basiche di yoga durante le mie preghiere del mattino e mi sono reso conta che, con quale sforzo conscio e con un po ‘ di concentrazione, era possibile sincronizzare le mie suppliche, la mia lode e il mio rendimento di grazie con le posture. Ciò ha certamente frenato il mio livello di ansietà e mi dicevo che ero in grado di “osservare i gigli del campo”, come nostro Signore ci ha comandato di fare, un po’ meglio del solito. Gli esercizi di respiro mi hanno dato un senso di benessere e hanno aumentato la mia abilità a relazionarmi con i disordini emotivi durante il corso del giorno. Tuttavia, nel combinare yoga e preghiera c’era una cosa che mi turbava abbastanza. Mi sono ritrovata molto più conscia di me stessa in preghiera. C’era un grado di autocoscienza con cui non mi sentivo a mio agio: avrei preferito piuttosto dimenticarmi di me stessa mentre pronunciavo le parole della preghiera o mentre entravo nel silenzio. Al contrario, mi sembrava che mi osservassi mentre pregavo.

Ho deciso che il senso di benessere di cui avevo fatto esperienza era abbastanza genuino ma come risultato degli esercizi, che erano chiaramente benefici. Ho deciso allora di ritornare alla mia vecchia abitudine di tenere gli esercizi separati dalle preghiere.

Avvertimenti e consigli

In conclusione:

  1. I cristiani che iniziano a praticare lo yoga dovrebbero essere coscienti pienamente che il suo ethos spirituale indu-buddista è incompatibile con la fede cristiana. I tentativi di cristianizzare lo yoga sono lodevoli ma possono distrarre.
  2. Lo yoga come pratica ginnica è perfettamente praticabile per regolare il corpo e tenerlo in forma per la preghiera cristiana. Dovremmo essere grati che i maestri moderni di yoga lo hanno ridotto a una forma leggera di esercizio fisico. Tuttavia, mi sento di mettere in guardia da un fatto. È importante essere sicuri di avere una salute normale prima di praticare certe posture di yoga. Un check-up medico è una buona idea. Per esempio, se avete problemi di pressione certe posture andrebbero evitate. Alcune posture stimolano la tiroide, e se avete problemi relativi a questa ghiandola, di nuovo, siate cauti. Alcune posture difficili, come quella verticale sulla testa, dovrebbero essere praticate solo per brevi periodo. Un guru indiano, che rifiuta lo yoga, si prende gioco del fatto che porti all’illuminazione. Dice che troppe shirshasana – posture sulle testa – danneggiano i finissimi vasi sanguigni del cervello – o perfino causano danni celebrali parziali – e il senso di torpore che ne consegue è salutato da alcuni indù come uno stato di illuminazione.

Ancor più attenzione è necessaria con ciò che viene insegnato sotto il nome di “meditazione”. Alcune forme avanzate di meditazione cambiano il ritmo celebrale e portano a un senso di euforia che può causare dipendenza. Come per altre dipendenza, quando l’effetto va via, si rischia di cadere in depressione. Le tecniche di respiro mirate a risvegliare quella che è chiamata kundalini, l’energia sessuale dormiente che è poi sublimata in energia spirituale, sono particolarmente pericolose perché ci espongono a forze psichiche al di là del nostro controllo. Qui è bene ricordare la parabola di Gesù sullo spirito immondo: “Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo, ma non ne trova. 44Allora dice: «Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito». E, venuto, la trova vuota, spazzata e adorna. Allora va, prende con sé altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora; e l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima” (Mt 12,43-45).

Avendo dato questi avvertimenti, credo ancora che un leggero regime di yoga ci può aiutare a migliore l’elasticità fisica e mentale, a restare vigili spiritualmente. Infine, ci può aiutare a vivere una vita cristiana con maggior gusto e gioia. Gli antichi Padri della Chiesa, che hanno studiato in scuole pagane di retorica e di logica, dopo aver filtrato l’ethos pagano, hanno impiegato le loro tecniche didattiche con effetti strabilianti nella loro teologia spirituale cristiana. Possiamo dunque avere a che fare con lo yoga ma senza essere sommersi o portati fuori strada dal suo ethos a noi alieno, a patto che ci affidiamo totalmente a Cristo, nostro Signore e nostro Dio.

Christina Mangala Frost
tratto da: An Orthodox posture on Yoga, Ancient Faith Publishing, 2012, pp. 10-15

[1] Déchanet, Christian Yoga, London, Burns & Oates, 1956, 1964, p. 121

[2] Ibid., p. 85.

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