Carina, una ragazza tra la morte e la vita

Carina, una ragazza tra la morte e la vita

È viva, sta bene e fa progetti per il futuro.

Parliamo di Carina Melchior, una ragazza danese che con la sua storia ha colpito l’intera popolazione della Danimarca e ha messo in dubbio le linee guida che regolano i trattamenti di fine-vita di quella nazione. Quanto dato per assodato sino a quel momento è improvvisamente diventato dubbio e motivo di discussione.

La sua storia, tratta dal Daily Mail, narra di un terribile incidente d’auto dal quale Carina  viene fuori con il corpo dilaniato e con pochissime speranze di sopravvivenza. Tre giorni dopo l’incidente la sua attività cerebrale ha cominciato a rallentare. A questo punto i medici hanno avvisato la famiglia paventando la morte cerebrale di Carina (pur senza dichiararla ufficialmente in quel momento).

In questa situazione la famiglia ha acconsentito alla donazione degli organi, ma poco prima che i medici “staccassero la spina” Carina ha aperto gli occhi e ha sorriso.

Una circostanza quanto meno assurda dalla quale i medici si difendono dicendo che c’era stato un problema di comunicazione con la famiglia, insomma la famiglia aveva capito male.

Ora, al di là di ogni considerazione del caso per il quale è in corso un’indagine della polizia danese, ciò che è stato messo in discussione è l’intero impianto di regolamenti che fanno da linee guida per il trattamento di fine-vita.

Di fronte a questo fatto non si può evitare di porsi una domanda fondamentale: ma chi può vantare la capacità di decidere chi deve rimanere in vita e chi deve morire? E più in generale: chi può dire se una persona ha iniziato o ha finito di vivere? .

Sono molti i casi di persone dichiarate tecnicamente morte e poi risvegliate, e sono milioni i casi di ovuli fecondati e “buttati” come spazzatura organica.

La vita, che lo ammettiamo o meno, è qualcosa che ci supera e, permettetemelo, non ci appartiene perché è un dono.

Quale genitore può dire che sarebbe nata una femmina o un maschio con quelle caratteristiche, con quella unicità tipica di ogni essere umano? Semplice, nessuno, anche se resta vero che guardare alla verità dei fatti non sempre risulta semplice.

Il dizionario insegna che "stare nella verità significa rispondere alla realtà in relazione a determinati fatti " ed è un fatto che un ovulo umano fecondato  ha un’alta percentuale di successo nel produrre un essere vivente ed è sempre un fatto che molte persone dichiarate morte sono tornate a sorridere come Carina.

Dobbiamo aver sempre presente che quanto succede viene visto da ciascuno attraverso i "filtri" dei principi in cui crede. I principi in se non sono un problema (perché sono veri per natura), ma quando i principi scadono nei preconcetti, allora nasce un problema. Essi infatti hanno la nefasta capacità di deformare la realtà arrivando, addirittura, a nasconderla.

È indubbio che il discorso è complesso e tocca le corde profonde di ciascuno e non è intenzione di questo articolo entrare in giudizio su questa o quella situazione personale, ma è importante sollevare il falso velo che a volte copre certe situazioni.

Comunque, oggi è un giorno di gioia perché c’è una buona notizia: nei fatti vissuti da Carina ha vinto la “vita”.

Sì, alla fine di tutta questa storia resta un fatto: Carina è viva e ha idee ben chiare sul futuro: “Voglio fare la graphic designer e tornare a montare il mio cavallo, Mathilda, come si deve” .

Tags: