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Cambia Traduzione: NUOVA CEI - NUOVA RIVEDUTA - NUOVA DIODATI - Trad. CEI 1974
Giovanni 10, 27-30
27 Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
28 Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
29 Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre.
30 Io e il Padre siamo una cosa sola».

Prima Lettura: At 13,14.43-52 | Salmo: Sal 99 | Seconda Lettura: Ap 7,9.14-17
 


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   Commento audio di Don Fabio Rosini

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... Oggi il vangelo ci riporta le parole più commoventi e forti che noi tutti ci aspettiamo da Dio ...


 

Le mie pecore ascoltano la mia voce

di don Romeo Maggioni

... Oggi il vangelo ci riporta le parole più commoventi e forti che noi tutti ci aspettiamo da Dio ...


Di fronte alle scelte che contano e ai problemi irrisolvibili, gli uomini si divino in due categorie: chi si fida di sé o delle chiacchiere degli uomini, e chi si fida di Dio, riconoscendo in Lui l'autore della vita e il più appassionato realizzatore della nostra felicità.
Oggi il vangelo ci riporta le parole più commoventi e forti che noi tutti ci aspettiamo da Dio: "Il Padre mio è più grande di tutti..", di tutti i potenti, di tutti i nemici, di tutti i maestri umani; "e nessuno può rapirle - le sue pecore che siamo noi - dalla mano del Padre mio"; e ancora: "Non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano", dice il Signore Gesù.
Per questo i cristiani seguono Gesù, vero buon pastore che dà sicurezza e non delude.

1) "IO LE CONOSCO"

E' inutile e assurdo presumere di conoscere e risolvere ciò che non è nostro, ciò che non viene da noi, ciò che non può riuscire se lasciato alle sole nostre forze; la vita ha un autore, la storia ha una guida e un salvatore dal Quale non si può prescindere, pena l'irrazionalità e la disperazione, cioè la rinuncia alla vita. E Dio, l'autore e il redentore, non s'è tirato indietro: ha detto e ha fatto, per primo e in pieno, quanto poteva fare per illuminare e aiutare la nostra esistenza di uomini, caricando in più questo rapporto con l'uomo di tonalità emotive quali risuonano nelle immagini di Padre, Sposo, Fratello maggiore, Pastore...! Una dipendenza allora, la nostra da Dio, necessaria ma addolcita della ricchezza dell'amore e della premura del cuore di Dio.

"Io le conosco" le mie pecore, dice Gesù. Fin da prima della creazione del mondo noi siamo stati da Dio conosciuti, amati, eletti, predestinati ad essere suoi figli. L'amore di Dio ci precede, segue e supera fino a condurre a compimento l'opera iniziata. San Paolo la fissa in cinque momenti: "Quelli che da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati" (Rm 8,29-30). Il progetto di Dio, grande all'inizio, divenne più grande al momento del nostro rifiuto, perché sovrabbondò in misericordia ed aiuto proprio là dove erano abbondati la debolezza e il peccato. E Cristo ci possiede per il prezioso riscatto compiuto in croce. Di fronte al Padre noi costiamo (e contiamo) quanto il suo Figlio unigenito: "Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?" (Rm 8,32).

Per questo Paolo grida: "Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Io sono persuaso che niente potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore" (Rm 8,35.39). Ecco allora le dichiarazioni sublimi del vangelo di oggi: "Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano". E poiché lui, Gesù, e il Padre sono una cosa sola, v'è per le pecore che siamo noi piena certezza di non essere mai mollati da Dio stesso: "Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio". Il loro sogno è di condurre tutti là - come dice l'Apocalisse oggi - dove "non avranno più fame, né avranno più sete, né li colpirà il sole, né arsura di sorta, perché l'Agnello che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi" (II lett.).

2) "ASCOLTANO LA MIA VOCE"

Ma all'iniziativa di Dio non può mancare la corrispondenza dell'uomo. Al richiamo, alla guida, alla premura del pastore deve corrispondere la docilità libera e gioiosa di ognuno di noi: "Le mie pecore ascoltano la mia voce ed esse mi seguono". Senza il sì dell'uomo l'onnipotenza salvifica di Dio rimane inefficace. "Dio che ha fatto te senza di te non salverà te senza di te" (sant'Agostino). "Noi siamo suo popolo, gregge che egli conduce", ci fa dichiarare oggi il salmo responsoriale; eco di quel Salmo 22 che cantiamo spesso: "Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare; mi guida per il giusto cammino per amore del suo nome". Dicevamo che la scelta esistenziale sta qui: o ci si lascia guidare da Dio Padre e Pastore, o si diventa schiavi di maestri e padroni, che molto spesso si rivelano essere tutti solo dei grandi mercenari...!

Per essere di Dio e di Cristo, primo passo è quello di ascoltare: "Ascoltano la mia voce". Ama chi conosce. Noi non amiamo Dio perché non lo conosciamo. Cioè perché non sappiamo dalla Bibbia ciò che Dio ha fatto e vuole per noi. Di Dio e di Cristo rimaniamo sempre ad un autodidattismo superficiale che sfiora la più completa ignoranza di ciò che è specifico, accontentandoci di barlumi ed emotività soggettive. Un giorno Gesù ce lo ha rinfacciato: "Se tu conoscessi il dono di Dio...", saresti tu a corrermi dietro, cioè apprezzeresti ciò che io ti offro; e invece - è scritto nel profeta Geremia - "hanno abbandonato me, sorgente di acqua viva, dice il Signore, per scavarsi cisterne, cisterne screpolate, che non tengono l'acqua" (Ger 2,13). Solo uno studio serio - almeno quanto lo abbiamo fatto per la nostra professionalità - ci può dare consapevolezza e gioia della nostra fede.
Ma poi è detto: le mie pecore "mi seguono". E' un impegno vitale, pratico, morale l'essere discepoli del Signore. Nella pagina dell'Apocalisse letta oggi si parla di cristiani che sono "passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello".

La Lettera agli Ebrei usa una espressione forte per incoraggiare alla fedeltà a Cristo:"Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato.." (Ebr 12,4). L'essere coerenti fino in fondo implicherà anche persecuzioni, come succede a Paolo e Barnaba - lo riferisce la prima lettura oggi - da parte di "pie donne d'alto rango e dai notabili della città": il cristiano serio è una profezia e una provocazione, e quindi necessariamente un giudizio. E' sale che brucia.


Fonti: immagine di Waiting For The Word


Fonti: immagine di Waiting For The Word - testo tratto da qumran2.net - immagine e commento audio di Don Fabio sono resi disponibili da catechista.it