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Cambia Traduzione: NUOVA CEI - NUOVA RIVEDUTA - NUOVA DIODATI - Trad. CEI 1974
Giovanni 16, 12-15
12 Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
13 Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
14 Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.
15 Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.

Prima Lettura: Pr 8,22-31 | Salmo: Sal 8 | Seconda Lettura: Rm 5,1-5
 


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   Commento audio di Don Fabio Rosini

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Chi è Dio? Ricerca di sempre e di tutti. Anche perché troppi sono gli enigmi e i limiti dell'uomo senza Dio ...


 

Vi guiderà alla verità tutta intera

di don Romeo Maggioni

Chi è Dio? Ricerca di sempre e di tutti. Anche perché troppi sono gli enigmi e i limiti dell'uomo senza Dio ...


Chi è Dio? Ricerca di sempre e di tutti. Anche perché troppi sono gli enigmi e i limiti dell'uomo senza Dio.
Pensatori e filosofi ne assicurano l'esistenza come causa increata di ciò che non esiste da sé. Grandi uomini religiosi hanno penetrato più a fondo il mistero di Dio traducendo in religioni organizzate quell'anelito e bisogno di Dio che c'è in fondo al cuore di ogni uomo.
Ma questa ricerca dell'uomo si ferma ancora all'orizzonte delle ipotesi umane, lasciando un velo di genericità e di ignoto sul mistero di Dio. Finché un giorno Dio stesso decide "di rivelare Se stesso e manifestare il mistero della sua volontà" (DV 2), col mescolarsi progressivamente alla vicenda dell'umanità, precisando così il suo vero volto e mirando a comunicarsi pienamente all'uomo.
E' per questa strada che anche noi ora possiamo giungere ad avere l'idea giusta di Dio e a farne una più piena esperienza.

1) I PASSI DI DIO

Il primo uomo che ha avuto un contatto forte col Dio personale che si rivela - dice la Bibbia - è Abramo; e dopo lui Mosè e i Profeti, che hanno letto fatti ed eventi della storia di Israele come momenti di un legame sempre più stretto d'Alleanza e di premura di Jahvè col suo popolo, fino all'immagine sintetica di un vagheggiato rapporto sponsale mai pienamente riuscito per l'incorrispondenza dell'uomo. Questa educazione all'idea e all'esperienza di Dio che fa la Bibbia è necessaria ancora oggi per ogni uomo che voglia passare da una idea naturale (o pagana) di Dio, a una conoscenza e a un rapporto più vero e personale, quale Dio stesso propone ormai ad ogni sua creatura.

L'Antico Testamento era pedagogo per condurre al vero maestro che ci parla e svela Dio, a Gesù Cristo, il Figlio di Dio divenuto uomo per incarnare tra gli uomini il volto e l'amore di Dio che salva. E' il grande salto di qualità nella scoperta di Dio: Dio si rende visibile in un uomo - "Chi vede me vede il Padre; io e il Padre siamo una cosa sola", dirà Gesù -; tutto quello che Dio voleva svelare di Sé e donare agli uomini, lo ha in Lui concentrato. "Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato" (Gv 1,18). E' stato come aprire la porta di Casa Trinità e svelarci la vita intima - la privacy - propria di Dio e il sogno che ha su ognuno di noi.
Ma non è tutto. Proprio oggi nel vangelo Gesù dice: "Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera". Ecco: c'è bisogno di un passo ulteriore; neanche Gesù è riuscito a farci capire fino in fondo il mistero di Dio. Ci vuole un altro maestro, che all'interno del nostro cuore e della nostra intelligenza ci faccia capire e gustare tutte le parole che Gesù ci ha detto: "prenderà infatti del mio e ve l'annunzierà".

Dirà san Paolo che, con lo Spirito santo, noi arriviamo ad avere "il pensiero di Cristo" (1Cor 2,16), il suo "nous", cioè la comprensione che Gesù stesso ha di Dio, e quindi il rapporto filiale proprio che Lui ha col Padre. Dice oggi san Paolo nella seconda lettura: "L'amore di Dio - cioè l'amore che Dio ha per noi - è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito santo che ci è stato dato". E' appunto con lo Spirito santo che noi possiamo invocare Dio col dolce nome di: Abbà, papà!, come un bimbo chiama il suo babbo (cfr. Rm 8,15).

2) QUALE DIO?

Chi è allora il Dio che ci rivela Gesù e ci fa capire lo Spirito santo? Di questo Dio noi cogliamo anzitutto una pluralità di rapporti nei nostri confronti: un Padre fonte della vita e di ogni bene (bellissima è la meditazione sulla creazione del mondo e dell'uomo fatta oggi dalla prima lettura e dal salmo responsoriale!); un Figlio che assume e condivide la nostra umanità; uno Spirito santo che penetra il cuore e ci coinvolge nel mistero stesso di Dio. Scopriamo in Dio una logica che guida il suo rapporto con gli uomini: quella di un progressivo esporsi verso di noi, per gradualmente comunicarsi e coinvolgerci. Dio è certamente uno; non esistono tre dei; ma le sue diverse modalità di riferirsi a noi ci fanno pensare che al suo interno ci sia una unità non ferma, statica, ma vitale, vivace, dinamica, ricca di rapporti e relazioni di cui l'agire loro esterno è solo un riflesso e una conseguenza.

A noi interessa cogliere quella intima logica dell'agire di Dio: quel comunicarsi per coinvolgerci, perché svela lo sbalorditivo sogno che questo Dio ha sull'umanità: quello di volerci alla fine partecipi della ricchezza della sua vita intima, parte del giro d'amore che corre dentro Casa Trinità. Gesù l'espresse fortemente questo progetto nei discorsi d'addio nell'ultima cena, quando così pregò per noi: "Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola" (Gv 12,21). Diventare una cosa sola con Dio, divenire "simili a Lui", più precisamente entrare a far parte della Famiglia Trinità nel ruolo del figlio proprio, fratelli minori del Figlio Unigenito che nel creare l'uomo è divenuto Primogenito tra molti fratelli. "Ci ha predestinati infatti - dice san Paolo - ad essere conformi all'immagine del Figlio suo perché egli sia il primogenito tra molti fratelli" (Rm 8,29).

Ne deriva l'impegno oggi a lasciarci coinvolgere in questa progressiva comunione con Dio. L'amore è libertà: Dio non ci regala qualcosa, o Se stesso, senza che da noi non ci sia libera e generosa accoglienza e corrispondenza. E' esattamente questo il senso della vita cristiana oggi, un crescere nella vita di "grazia", cioè di amicizia con Dio, per arrivare a goderlo nella "gloria" in cielo. Un giorno Gesù dirà: "Chi mi ama e osserva la mia parola, il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui" (Gv 14,23). O uomo, che cerchi amore e sicurezza del cuore, non andare a mendicare surrogati che ti deludono: apriti a questa travolgente passione di un Dio che si è come moltiplicato - starei per dire fatto in quattro, o in tre -, per arricchirci di tutto se stesso e della sua vita perenne ed eterna.

Scoprire un Dio così diverso da quello che noi sospettiamo, significa essere garantiti che non siamo davanti a invenzione umana.
D'altro canto intuiamo che nella logica dell'amore - e "Dio è amore" - può avvenire qualcosa di simile a quello che capita tra noi: ecco due giovani che si vogliono bene e sognano di diventare una cosa sola; hanno un figlio, che è tutto lui e tutto lei; questo figlio è il loro amore divenuto "persona". Erano in due, volevano essere una cosa sola, si sono trovati in tre, ma più uniti di prima, nel frutto del loro amore.
Sono analogie, prese del resto dall'uomo che qualcosa riproduce dell'immagine di Dio.
Scrive san Giovanni: "Chi non ama, non conosce Dio, perché Dio è amore" (1Gv 4,8). Diceva già Pascal che il cuore ha delle ragioni che la ragione non ha.


Fonti: immagine tratta dalla rete


Fonti: immagine tratta dalla rete - testo tratto da qumran2.net - immagine e commento audio di Don Fabio sono resi disponibili da catechista.it