commento

Cambia Traduzione: NUOVA CEI - NUOVA RIVEDUTA - NUOVA DIODATI - Trad. CEI 1974
Luca 7, 8-36
8 Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
9 All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!».
10 E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.
11 In seguito Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
12 Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
13 Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!».
14 Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!».
15 Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.
16 Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo».
17 Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.
18 Giovanni fu informato dai suoi discepoli di tutte queste cose. Chiamati quindi due di loro, Giovanni
19 li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?».
20 Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”».
21 In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi.
22 Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia.
23 E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
24 Quando gli inviati di Giovanni furono partiti, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento?
25 Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re.
26 Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta.
27 Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via.
28 Io vi dico: fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui.
29 Tutto il popolo che lo ascoltava, e anche i pubblicani, ricevendo il battesimo di Giovanni, hanno riconosciuto che Dio è giusto.
30 Ma i farisei e i dottori della Legge, non facendosi battezzare da lui, hanno reso vano il disegno di Dio su di loro.
31 A chi dunque posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile?
32 È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
33 È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”.
34 È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
35 Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».
36 Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola.

 


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   Commento audio di Don Fabio Rosini

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...quel che conta davanti al cuore di Dio è l'amore!


 

Chi dunque lo amerà di piu'

di don Romeo Maggioni

...quel che conta davanti al cuore di Dio è l'amore!


Una scena, quella del vangelo di oggi, provocatoria e quasi piccante: una prostituta s'effonde in gesti di venerazione e d'amore nei confronti di Gesù in casa di Simone fariseo e lui, così ligio alla legge, ne rimane scandalizzato. 
E' l'occasione per Gesù per darci una duplice importantissima lezione: primo, ogni uomo ha dei debiti di fronte a Dio in quanto peccatore bisognoso di perdono; secondo, nella misura in cui uno si sente perdonato sa aprirsi ad un giusto rapporto col Dio che è misericordia e amore
L'opera di Gesù in tanto può giungere a liberare l'uomo dalla morte (come dicevamo domenica scorsa per l'episodio di Naim) in quanto prima e più profondamente viene a liberare l'uomo dal peccato, riconciliandolo col Dio della vita e aprendolo ad un dialogo d'amore con Lui. 

1) HO PECCATO CONTRO IL SIGNORE 

Fa da sfondo alla pagina evangelica di oggi la drammatica presa di coscienza di Davide col suo duplice peccato di adulterio e di omicidio. "Ho peccato contro il Signore", dice, dopo che il profeta Natan gli aveva richiamato la sua infedeltà e incoerenza di fronte ai tanti benefici che Dio gli aveva concesso. Ogni peccato è un debito nei confronti di Dio, ci dice la piccola parabola del vangelo di oggi. Noi pensiamo che siano solo errori nostri; in realtà i nostri peccati rompono una relazione d'amore con Dio che per primo ci ha riempito di beni, ci ha chiamati a svolgere un ruolo e una missione in mezzo agli altri uomini, e ci chiama a crescere in una progressiva intimità con Lui come figli per divenirne alla fine eredi. Questo è il senso vero del peccato: ferisce il cuore di Qualcuno che mi ama e che s'attende molto da me. 
Il debito che è dovuto a Dio evidentemente è solo l'amore. Gesù oggi rimane incantato di fronte ai segni d'amore che questa donna compie ad esprimere pentimento e conversione, e rinfaccia al fariseo la sua fredda accoglienza e poca stima nei suoi confronti. "Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato". Il rapporto con Dio non è fatto di osservanze e doveri esterni, ma di risposte d'amore, di gesti interiori del cuore, di "sacrifici spirituali graditi a Dio" (1Pt 2,5). Il pentimento vero dei peccati sta proprio nel riconoscimento d'aver offeso Dio, nel ritornare ad amare, nel riannodare con sincerità un legame d'amicizia e fiducia con Lui. 
Gesù è venuto a dar credito a questa sincera possibilità dell'uomo a riabilitarsi; un credito offerto a tutti, pubblicani, peccatori, prostitute...! Per il vangelo non ci sono categorie privilegiate di fronte al perdono e all'amore di Dio. Anzi, Gesù è il medico che è venuto non per i sani, ma per i malati, non per i giusti ma per i peccatori. "In verità vi dico - dice Gesù - ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione" (Lc 15,7). La gioia di Dio sta nel perdonare, nel ritrovare la pecora smarrita, nel riavere il figlio fuggito di casa! Il perdono è un super-dono, l'espressione più alta di gratuità nell'amore. Questo s'addice bene a Dio! E... non sarà forse anche perché chi ritorna, dopo aver pestato il naso, ha un amore più convinto, più sincero...? E' appunto il secondo insegnamento che ci viene dal vangelo di oggi. 

2) CHI DUNQUE DI LORO LO AMERA' DI PIU'? 

Gesù, coinvolgendo il fariseo nella parabola, gli pone una domanda: "Chi dunque dei due debitori lo amerà di più? Rispose Simone: Suppongo quello a cui ha condonato di più". Se l'amore è condizione per ricevere il perdono, a sua volta però il perdono è causa di un amore più grande. Mentre "quello a cui si perdona poco, ama poco". Dice sant'Agostino: "Uno ama quando si sente amato; ora proprio per questo io amo Dio, perché lui per primo ha amato me". Niente quanto il sentire dentro di sé nuovamente la stima di Dio, il suo gratuito e fedele amore, apre alla fiducia e alla serenità, e alla fine all'abbandono "come un bimbo svezzato in braccio a sua madre" (Sal 130). Così si spiega il fervore dei convertiti; così si può capire perché mai Gesù abbia scelto proprio Pietro per essere il capo, lui che l'aveva rinnegato per tre volte! 
Il punto evidentemente sta nell'aver coscienza del debito condonato. Proprio questo divide il fariseo Simone dalla prostituta. Chi si crede giusto non solo non percepisce la gratuità del passo che Dio compie per amarci, ma avanza anche pretese. Come capita di vedere in tanti cristiani d'oggi, convinti di fare già troppo per Dio col venire a messa la domenica. Per questo non sono caldi nell'amore verso Dio! Chi invece sente la propria fragilità, chi ha coscienza dei propri limiti e dei propri peccati sente grande riconoscenza per un Dio che chiude un occhio e anche due sulle nostre colpe e omissioni, e ci accoglie tra i suoi nonostante la nostra indegnità. 
Per questo, invecchiando, vado ripetendo che "il peccato matura". Quando si è giovani si presume troppo di sé, nel bene che si pensa di fare e anche di fronte a Dio. Poi si prende maggior coscienza dei propri tradimenti e si sente prezioso e necessario il perdono di Dio. In fondo è l'unica cosa di cui il cuore ha veramente bisogno: non della stima degli altri uomini che non ci capiscono fino in fondo; non della nostra presunzione perché conosciamo bene i nostri errori e i nostri compromessi. Per la nostra serenità profonda e sicura abbiamo bisogno proprio della certezza del perdono di Dio. Del resto la Bibbia è precisa su questo punto quando dice che noi saremo salvati solo dal perdono, non per i nostri meriti. Anche il peccato, nel misterioso disegno di Dio, diviene occasione di più amore, sia da parte di Dio sia da parte dell'uomo. Solo Dio sa attuare tali prodigi: scrivere diritto anche sulle nostre righe storte! 

Tra queste, Maria Maddalena diviene l'emblema delle scelte di Cristo: proprio lei, "dalla quale erano usciti sette demoni", è scelta da Gesù per essere la prima testimone della sua risurrezione, quando la chiamò:.. "Maria!" (Gv 20,16). Anche a Pietro non fu richiesto se non: "Se mi ami.. pasci!" (Gv 21,15-17). Appunto perché quel che conta davanti al cuore di Dio è l'amore!


Fonti: immagine tratta dalla rete - testo tratto da qumran2.net - immagine e commento audio di Don Fabio sono resi disponibili da catechista.it