Dio Bellezza - prima parte


  | menù Generale | menù di Don Lino |

Don Lino D'Armi
sacerdote cattolico - Rocca di Papa (RM)


 

 

 

 

 

             

   >>>  clicca qui 

   Domande?

           Osservazioni?

      Parla direttamente con

      DON LINO .

   

LA  BELLEZZA  di  DIO
 
Quando sorge dall’animo quell’espressione spontanea “che bello!”, vuol dire che qualcosa che evoca l’immenso ci ha toccato. Può essere un cielo stellato, oppure cime imbiancate di neve, o aurore e tramonti, o anche solo lo sbocciare di un fiorellino a primavera, o l’ascolto di una musica che ci è cara, o il contemplare un’opera d’arte figurativa, o i primi sorrisi dei bimbi, e qualunque delle espressioni di cui la natura è così generosa.
E, ovviamente, i capolavori della stessa natura, che sono la donna e l’uomo, sia nell’aspetto fisico di ciascuno, sia nel loro essere interiore e relazionale.

Stupende quelle parole che troviamo nel primo libro della bibbia: “A immagine di Dio LO (considerando l’essere unitario) creò: maschio e femmina LI (in quanto sessualmente distinti e complementari) creò” (Gen 1,27). Distinzione che dà luogo a quel rapporto tra i due, che è l’amore: amore che evoca l’eterno e l’infinito, come non è difficile riscontrare nell’esperienza personale; ma che è ancora quasi tutto da scoprire e da conquistare.
Allora questa bellezza, e tutte le altre forme di bellezza, non sono altro che l’orma dell’Assoluto.

Platone, nel Convivio, definisce la bellezza: “un raggio che dalla faccia di Dio, come da sole bellissimo, si tramanda e si partecipa alla natura creata; e, resa questa bella e graziosa con i suoi colori, fa ritorno al medesimo fonte da cui è uscito”.

Chiara Lubich dice che “la bellezza assoluta è Dio, Dio che è eterno; e l’artista partecipa, in qualche modo, di questa qualità di Dio: attraverso le sue opere che sopravvivono a lui”.

E cita Simone Weil, che, nel suo libro ‘L’ombra e la grazia’, scrive: “Nell’arte vera c’è quasi una specie di incarnazione di Dio nel mondo, di cui la bellezza è il segno”.

Lo stesso Giovanni Paolo II afferma: “Quando scorriamo certe stupende pagine di letteratura e di filosofia, o gustiamo ammirati qualche capolavoro d’arte, o ascoltiamo brani di musica che hanno del sublime, ci è spontaneo riconoscere in queste manifestazioni del genio umano un qualche luminoso riflesso dello Spirito di Dio”.
E’ anche vero che “il bello che non contiene in sé il vero e il buono – afferma Chiara Lubich – è un nulla, è un vuoto”.

E cita Vladimir Soloviev: “La bellezza senza la verità e il bene è solo idolo”.
Certo, espressione dell’arte, e quindi della bellezza, possono essere paradossalmente anche il brutto, il dolore, l’angoscia, il dramma, la tragedia.

Ancora Giovanni Paolo II ha detto agli artisti: “Tutti i grandi artisti si sono imbattuti, talvolta per tutta la vita, nel problema della sofferenza e della disperazione. Ciononostante molti hanno lasciato trasparire dalla loro arte qualcosa della speranza che è più grande della sofferenza.... Essi hanno evocato il mistero di una nuova salvezza, di un mondo rinnovato”.

Qui sembra trovarsi davanti agli occhi il volto dell’”Uomo della Sindone”. Nei suoi studi su questo lenzuolo, il chirurgo francese Pierre Barbet, ad ogni nuova coincidenza che vi trovava con i racconti evangelici, si commuoveva e non riusciva a trattenere le lacrime; e afferma: “Quel volto esprime una serena, travolgente, adorabile maestà”. Eppure sappiamo quanto martoriato sia quel volto. Volto però, che, se ci si ferma a guardarlo, veramente non fa pensare alla morte, ma all’eterno. Bellezza unica, bellezza dell’uomo-Dio, bellezza di chi, con la morte, ha vinto la nostra morte.

A proposito poi di sua madre, Maria di Nazaret, Dante dice di lei: “La faccia che a Cristo più s’assomiglia”; Boccaccio le canta: “Adorni il ciel con tuoi lieti sembianti”. E Tasso la vede: “Stella onde nacque la serena luce, luce di non creato e sommo Sole”.

Un uomo e una donna, nostri prototipi, fatti, essi soprattutto, ad immagine di Dio, che rispecchiano la somma Bellezza del Creatore. Si capisce allora perché gli artisti, da millenni, si lascino ispirare da tale Bellezza in tutte le espressioni dell’arte. Bellezza che non finisce nell’arte, se, come dice Dostoevskij, “E’ la bellezza che salverà il mondo”.