Dio Bellezza - seconda parte


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Don Lino D'Armi
sacerdote cattolico - Rocca di Papa (RM)


 

 

 

 

 

             

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LA  BELLEZZA  di  DIO - seconda parte
 

Riprendiamo l’argomento di cui abbiamo parlato la volta precedente: Dio Bellezza.

Questa volta vogliamo considerarlo partendo dalle realtà create, che di Dio Bellezza sono il riflesso.
Queste realtà hanno una finalità ultima, un destino comune: quello di condurre alla Bellezza suprema, che è Lui, il Principio di tutto. Ad esempio, quando si resta incantati difronte a un quadro, un cielo stellato, un volto umano, ecc., lì per lì non ce ne rendiamo conto: però, a ben riflettere, dentro di noi si coglie una sensazione e si apre un orizzonte che va molto più lontano di quello che vedono i nostri occhi: non c’è paragone tra la limitatezza fisica di ciò che ci affascina e l’enorme ‘valore aggiunto’, diciamo, che quell’oggetto evoca in noi.

Sant’Agostino, che se ne intendeva, ha fatto un’esperienza straordinaria, in questo senso, nella sua vita di convertito. Scrive, fra l’altro nelle sue “Confessioni”, già sedici secoli fa:

“Vidi con l’occhio dell’anima mia una luce inalterabile sopra la mia intelligenza. Non era una luce terrena e visibile…. Direi anzi ancora poco se dicessi che era solo una luce più forte di quella comune…. Era un’altra luce, assai diversa da tutte le luci del mondo creato…. Tardi ti ho amato, Bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo. E io, brutto, mi avventavo sulle cose belle da te create. Eri con me ed io non ero con te. Mi tenevano lontano da te quelle creature, che, se non fossero in te, neppure esisterebbero…. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità…. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te”.

E’ consolante costatare come questa sia un’esperienza che tutti possiamo fare, chi più chi meno, in un modo o in un altro. Perché tutti, nati dalla terra, siamo piegati verso la terra; ma nello stesso tempo tutti abbiamo occhi capaci di vedere la luce vera, la bellezza che non passa: purché ci disponiamo a tenerli aperti tutte le volte che ci viene offerta l’occasione di ‘vedere’.

Vedere come? Sintetizzando, possiamo dire che ci sono tre fonti d’attrazione, d’incanto e di bellezza, con cui ci si può imbattere in questo mondo: i beni materiali, la realizzazione di sé, e il rapporto interpersonale.

Quanto ai beni materiali, è facile comprendere che si tratta di un’arma a doppio taglio: nel senso che essi dànno il senso dell’armonia e del bello nella misura in cui vengono usati per produrre il bene dei singoli e delle comunità, piccole e grandi. Al contrario, essi risultano negativi, non solo per gli altri, ma anche per se stessi paradossalmente, se usati per fini egoistici.

Circa la realizzazione di sé, anche questa è una forma di ricchezza che ha due risvolti. Quello del porre tale ricchezza al servizio del bene comune: e la storia è ricca di testimonianze di santi ed eroi, nascosti o ben noti, di tutti i tempi e di tutte le aree del pianeta, che formano come dei fari luminosi nel buio di tutto il resto. E quello di un ripiegamento sul proprio sé, che è l’esatto contrario della realizzazione: infatti è come una fiamma, che è viva e bella finché si dirige fuori di sé, e si spegne quando si ripiega su se stessa.

C’è poi una bellezza che ha a che fare col rapporto con il proprio simile. Bellezza che va dalle fattezze fisiche ai valori più alti della persona. Riferendoci a quanto sopra citato di sant’Agostino, questi, con il suo stile ineguagliabile, in poche battute, getta luce sugli effetti sia negativi che positivi di tali nostre potenzialità. In altre parole, quello che dell’altro ci affascina e ci seduce è un grande capitale, che, nonostante i millenni strascorsi, non si è ancora imparato a conoscere e utilizzare. Come per altri beni, l’essere umano ha imparato bene a impossessarsi e sfruttare lo stesso capitale, ma non ancora a farne veicolo alla Bellezza assoluta, che invece è la finalità per cui esso è stato immesso in ciascuno di noi.    
 

Don Lino D'Armi