Il Golgota di Giuseppe RICCIOTTI

Giuseppe RICCIOTTI
Il Golgota
tratto da: Giuseppe RICCIOTTI, Vita di Gesù Cristo, Mondadori, Milano 1999, § 602.

Quando il procuratore ebbe pronunziato la sentenza e fissato il suo testo nella tavoletta («titulus»; § 599), essa acquistò valore ufficiale: come doveva esser trascritta negli archivi del governo per venir poi comunicata all'imperatore di Roma, così anche doveva esser subito eseguita. Del resto l'eseguire una sentenza di crocifissione richiedeva pochi preparativi: un palo verticale stava sempre pronto sul luogo destinato a tale supplizio, o in caso diverso si piantava in pochi minuti; il palo orizzontale da addossare al condannato si preparava con pochi colpi d'ascia dati ad una trave qualunque; quindi non restava che radunare la scorta di soldati, affidarle il condannato, ed avviarsi al luogo stabilito.

Anche il luogo scelto per la crocifissione di Gesù fu conforme alle norme già viste. A settentrione della città, appena fuori le mura, c'era una piccola sporgenza rocciosa, alta pochi metri dal terreno circostante: a causa dell'aspetto che aveva questo rialzo, la gente lo chiamava pittorescamente il «Cranio», ossia chi parlava latino diceva «Calvaria» e chi parlava aramaico diceva «Golgota» (ebraico «Gulgoleth»). Per crocifissioni quel luogo era opportunissimo, giacché la sua piccola altezza bastava a mettere in piena vista il condannato, ed essendo a brevissima distanza da una porta della città passava là sotto molta gente: oltre a ciò, lì presso al Cranio, c'era una tomba e forse più d'una (§ 617), e anche questa circostanza s'accordava con la norma di crocifiggere in luoghi destinati a sepoltura.

La città già dal secolo I dopo Cr. si è estesa continuamente verso settentrione, e le radicali trasformazioni ch'essa ha ricevuto nel secolo II hanno fatto scomparire sia il rialzo del Cranio, sia le vicine mura della città e il fossato che le separava dal Cranio: i lavori fatti nel secolo IV da Costantino per la costruzione della basilica del Santo Sepolcro livellarono anche più tutta l'area, salvo una piccola porzione del «Cranio» incorporata e racchiusa nella costruzione. Tuttavia il nome del rialzo, con la tenacia caratteristica alla toponomastica orientale, si è conservato ancora: pochi anni fa esso è stato sorpreso, sotto la forma araba di «Rās» (testa), nel linguaggio di vecchi indigeni del quartiere per designare la zona circostante alla basilica.
Questo era il luogo a cui fu avviato Gesù per esservi crocifisso. Dal punto di partenza, ch'era la fortezza Antonia, il cammino non sarebbe stato lungo perché anche a quei tempi non poteva superare un chilometro seguendo la via più breve; tuttavia non solo quel giorno le strade erano affollatissime per la solennità pasquale, ma probabilmente si seguirono a bella posta le vie più lunghe e frequentate per la norma già vista di dare la massima pubblicità all'esecuzione. I più interessati a ciò erano i sommi sacerdoti e gli altri Sinedristi, che seguivano trionfanti il condannato e non si sarebbero lasciata sfuggire l'occasione di prolungare davanti alla folla il trionfo di se stessi e l'umiliazione di lui.


Fonti: testo tratto da storialibera.it - immagine tratta dalla rete(crocefissione del Mantegna

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