INTRODUZIONE alla STORIA EVANGELICA (1)


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Don Lino D'Armi
sacerdote cattolico - Rocca di Papa (RM)


 

 

 

 

 

             

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INTRODUZIONE alla STORIA EVANGELICA (1)
 

Tutti sappiamo che l’aspirazione più profonda del cuore umano è quello di essere amati e di amare.
Il creatore ha voluto venire incontro a tale aspirazione. Come? Nell’Antica Legge già si parla, sì, di questo amore; ma purtroppo non si è andati molto oltre le parole. Ma le parole non bastano: occorre la vita.
 
Una vita che esprimesse amore non esisteva: la storia ce lo attesta abbondantemente da che mondo è mondo. Una soluzione c’era, ma trascendeva del tutto la realtà creata, che era tutta condizionata da questo vuoto, vuoto d’amore.
 
Allora come si fa a trovare questa vita di amore? E cos’è intanto l’amore? Quello che più si crede di sapere è proprio ciò che meno si conosce. Ma allora esiste l’amore? E, se esiste, dov’è?
 
Chi ne ha fatto anche per poco l’esperienza, sa che esiste un sommo Amore; e questo è Dio. Ma Dio è nei cieli. Per nostra fortuna è avvenuto qualcosa che la nostra mente fa difficoltà a cogliere: questo Dio, che è l’Amore in persona, proprio per farsi conoscere da noi, per rendersi accessibile, tangibile, insomma umano, si è rivestito di carne umana: è diventato un uomo come tutti noi. La storia lo conosce col nome di Gesù Cristo, Uomo-Dio. E il suo insegnamento e le sue opere sono riportate da quattro volumetti, chiamati vangeli, redatti da altrettanti autori, di cui due (Giovanni e Matteo) della cerchia dei suoi dodici apostoli, e gli altri due tra i suoi seguaci più fedeli (Marco e Luca)
 
Cosa leggiamo in questi quattro libri? Ognuno degli autori ci narra o quello di cui sono stati testimoni oculari delle vicende dell’Uomo-Dio, oppure ci riferiscono quanto hanno sentito raccontare dai primi testimoni. Perciò le parole pronunciate, le opere compiute da questo Uomo-Dio, che è l’Amore di Dio in persona, sono arrivate fino a noi.
 
Anche se non è questo il luogo per spiegare come, comunque si può almeno affermare che un’attenta lettura dei vangeli ci mostra chiaramente almeno due cose: che la persona di Gesù Cristo è realmente Dio, l’Essere supremo, l’autore e creatore di tutto ciò che esiste; e che quello che Egli ha detto e ha fatto, invitandoci a seguirLo in ciò, non è che l’espressione dell’Amore assoluto, capace di rendere felice ognuno di noi.
 
Voglio anche aggiungere che quanto è contenuto nei vangeli è più che sufficiente per la trasmissione del messaggio divino. Tuttavia Dio si serve anche delle cosiddette rivelazioni private, tramite suoi fedeli privilegiati, ciò che Egli ritiene opportuno nel corso dei secoli, tenendo conto appunto delle mutazioni del tempo, e quindi delle esigenze degli esseri umani nei vari momenti della storia. Ovviamente occorre tener presenti due elementi: che la rivelazione soprannaturale si è conclusa con la morte dell’ultimo apostolo, che è Giovanni; e che ogni altra eventuale rivelazione privata venga riconosciuta e approvata dalla competente autorità ecclesiastica, a cui solo è affidato tale mandato.
A questo proposito faccio cenno a un’Opera di una mistica dei nostri tempi, Maria Valtorta, a cui Gesù avrebbe fatto conoscere tanti altri particolari della sua esistenza terrena, oltre che di sua Madre Maria e degli apostoli e discepoli, che non riscontriamo nei Vangeli.
 
La storia di quest’Opera scritta negli anni 1947-1951 ha avuto alterne vicende. Quando circolava solo in copie dattiloscritte Pio XII l’ebbe in lettura e consigliò di pubblicarla “così come sta”. Successivamente (1959) ne fu vietata la lettura. Tuttavia lo stesso Osservatore Romano del 6 gennaio 1960 precisava che il provvedimento aveva avuto un carattere disciplinare e non di censura. Lo stesso card. Ratzinger dichiarava, nel 1985, che tale provvedimento era stato preso “al fine di neutralizzare i danni che la pubblicazione avrebbe potuto arrecare ai fedeli più sprovveduti”. Comunque, con lettera del segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), mons. Dionigi Tettamanzi, in data 6 maggio 1992, si permette la lettura dell’Opera “senza distinzione alcuna”. Sicché resta valido l’antico consiglio di Pio XII di proporla “così come sta”: ed è quello che faremo.
 
  

Don Lino D'Armi