La morte e risurrezione di Gesù fondamento dell'unità dei "Figli di Dio" - di Joseph Ratzinger – Benedetto XVI

Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera(Gv 11,50)
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Alla parola di Caifa che, di fatto, era equivalente ad una condanna a morte, Giovanni ha aggiunto un commento nella prospettiva di fede dei discepoli. Dapprima egli sottolinea – come abbiamo già rilevato – che la parola circa il morire per il popolo avrebbe avuto la sua origine da un’ispirazione profetica e poi prosegue: “Gesù doveva morire … non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi” (Gv 11,52). Questo corrisponde innanzitutto effettivamente al linguaggio ebraico. Esprime la speranza che nel tempo del Messia gli Israeliti dispersi nel mondo sarebbero stati riuniti nel proprio Paese (cfr Barrett, p. 403).
 
Ma sulle labbra dell’evangelista la parola assume un significato nuovo. Il raduno non è più orientato verso un Paese geograficamente determinato, ma verso l’unificazione dei figli di Dio: qui risuona già la parola-chiave della Preghiera sacerdotale di Gesù. Il raduno mira all’unità di tutti i credenti e rinvia così alla comunità della Chiesa e, certamente, al di là di essa alla definitiva unità escatologica.
I figli di Dio dispersi non sono più soltanto Ebrei, ma figli di Abramo nel significato profondo sviluppato da Paolo: persone che, come Abramo, sono in ricerca di Dio; persone che sono pronte ad ascoltarlo e a seguire la sua chiamata – persone, potremmo dire, in atteggiamento “di Avvento”. Diventa visibile la nuova comunità di Ebrei e pagani (cfr Gv 10,16). Così, da qui si apre di nuovo anche un approccio alla parola dell’ultima cena sui “molti” per i quali il Signore dà la vita: si tratta della riunione dei “figli di Dio”, cioè di tutti coloro che da Lui si lasciano chiamare.
 
Tratto da Gesù di Nazaret – Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione -  di Joseph Ratzinger – Benedetto XVI – edito da Libreria Editrice Vaticana, pag. 196-197

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