Qual è “il peccato che mena alla morte”? - di pastore Paolo Castellina

Qual è “il peccato che mena alla morte”?

di pastore Paolo Castellina

 

Mi hanno chiesto, senza ulteriore specificazione, quale sia "il peccato che mena alla morte". Così rispondo, riservandomi di trattare in seguito degli argomenti correlati.

L’espressioneil peccato che mena alla morte” è tratta dalla versione Luzzi/Riveduta della Bibbia e che cosi traduce il testo di Romani 6:16 che dice:“Non sapete voi che se vi date a uno come servi per ubbidirgli, siete servi di colui a cui ubbidite: o del peccato che mena alla morte o dell'ubbidienza che mena alla giustizia?”.

Altre versioni dicono:

Non sapete voi che se vi offrite a qualcuno come schiavi per ubbidirgli, siete schiavi di colui a cui ubbidite: o del peccato che conduce alla morte o dell'ubbidienza che conduce alla giustizia?” [NR]
Non sapete voi che, se vi mettete a servizio di qualcuno come schiavi per obbedirgli, siete schiavi di colui al quale servite: sia del peccato che porta alla morte, sia dell'obbedienza che conduce alla giustizia?” [CEI]
Non sapete voi che a chiunque vi offrite come servi per ubbidirgli, siete servi di colui al quale ubbidite, o del peccato per la morte, o dell'ubbidienza per la giustizia?” [NR]
Non sapete voi, che a chiunque vi rendete servi per ubbidirgli, siete servi a colui a cui ubbidite, o di peccato a morte, o d'ubbidienza a giustizia?” [Diodati].

Non esiste un peccato specifico che porti alla morte come se vi fosse una particolare trasgressione che meritasse la morte (eterna, l'impossibilità del perdono da parte di Dio). Nell'Antico Testamento vi erano peccati che prevedevano la condanna a morte del trasgressore (morte fisica). Nella prospettiva del Nuovo Testamento quella non si applica più, ma sta ad indicare quanto la santità di Dio li renda particolarmente abietti.

Il testo di Romani va letto in questo modo: “Sapete benissimo che se vi mettete al servizio di qualcuno, dovete ubbidirgli e diventare suoi schiavi: sia del peccato, [il quale] conduce alla morte, sia di Dio che vi conduce a una vita giusta dinanzi a lui”.

Il peccato è fondamentalmente ribellione e disubbidienza a Dio. Sottrarsi a Dio ed alla Sua legge implica necessariamente morte perchè la vita puo essere solo garantita da Dio (che ne e l’autore) e dai Suoi giusti ordinamenti. “...poiché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore” (Romani 6:23).

Bisogna dunque intendere una virgola fra “il peccato, che conduce alla morte” e la sottomissione a Dio, la sola che garantisca la vita.

Stare a speculare su quali siano i peccati piu o meno gravi, quelli “veniali” e quelli “mortali” (tipica del Cattolicesimo romano è equivoca e inquadrata in una teologia ed una prassi non biblica, e a questo pure sarà dedicato un articolo a parte). Tutti i peccati possono essere perdonati attraverso la mediazione del Cristo per fede nella Sua Persona ed opera, quando sono confessati ed abbandonati grazie all'opera santificante dello Spirito Santo. Quello che non puo essere perdonato e l’empia ed ostinata ribellione a Dio, il rifiuto del Salvatore Gesu Cristo, non singoli atti.

Sul significato del testo di 1 Giovanni 5:16-17 parleremo in un articolo successivo.

Il significato contestuale di Romani 6:16 puo essere cosi riassunto:

 

Che dunque le nostre membra, già poste al servizio del peccato, siano poste ora al servizio della giustizia. Che i nostri occhi siano impiegati per scrutare diligentemente le Scritture di verità; le nostre orecchie nell'ascoltare la predicazione dell'Evangelo; le nostre labbra, bocca e lingua nell'esprimere le lodi di Dio per ciò che egli ha fatto per noi; le nostre mani a distribuire ciò che è verità e amore; i nostri piedi usati per recarci al culto comunitario ed in ogni occasione di testimonianza cristiana. Facciamolo come volenterosi servitori del Signore per adempiere alla Sua volontà; e, nello stesso modo, liberamente, volentieri e con gioia, costantemente ed in ogni modo, in ogni atto di giustizia e di santità.


Fonti: testo tratto da paolocastellina.blogspot.com - immagine di a Rab83 {...i'm back...maybe...}