...se non vi convertirete e non diventerete come bambini

...se non vi convertirete e non diventerete come bambini

Ogni comunità, come famiglie, gruppi o l’intera chiesa (è certo) non e composta da persone perfette. Anzi, per dirla fino in fondo, c’è di tutto, perché tutto si poggia sull’uomo. Chi di noi può dire di essere perfetto?

E poi, diciamoci la verità, se la chiesa, domestica o meno, dovesse poggiare su persone perfettine, sarebbe un vero disastro. Solo pochissime persone potrebbero avere il privilegio di farne parte e nel tempo andrebbero a diminuire perché nel giro di poco tempo comincerebbero ( e qui mi chiamo fuori anche io perché perfetto proprio non lo sono) a giudicarsi l’uno con l’altro fino a che ne rimarrebbe solo uno, il più perfetto di tutti, il giudice assoluto, l’onnipotente. Terribile!

Grazie a Dio le cose sono molto diverse. Il figlio di Dio stesso è venuto e si è fatto ultimo di tutti per abbracciare e accogliere tutti. Una comunità che accoglie come lui ci ha accolto è il vero tributo che possiamo rendere a Dio: è nella fraternità che si rivela la presenza di Dio.

Gesù indica il fondamento di ogni comunità con queste parole:  “.. se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli”(Mt 18,3), non è quindi la bravura a fare la differenza, ma il farsi piccoli nel figlio.

Ecco, questo è il vero tesoro da custodire gelosamente in ogni famiglia e in ogni comunità. Infatti vivere la fraternità è mostrare al mondo il regno di Dio sulla terra, cosi il cielo scende sulla terra e la famiglia o qualsiasi altra comunità si trasforma in un angolo di paradiso.

Ogni uomo e ogni donna portano in se i propri limiti, la propria storia e le proprie difficoltà. Quando in una relazione i limiti, che tutti abbiamo, non sono accettati diventano luogo di difesa e di attacco, mentre quando accettati diventano luogo di comunione.  Infatti l’unione non è data da un accordo perfetto, ma da un perdono costante.

 In ogni famiglia e in ogni comunità c’è un gioco di accogliere l’altro che allarga il cuore e ci aiuta a essere noi stessi. Abbiamo un estremo bisogno dell’altro, infatti “ non è bene che l’uomo resti solo…” (Gen 2,18) perché incontrando l’altro scopro me stesso, i miei stessi limiti, in quanto l’altro mi fa da specchio e mi tira fuori dai miraggi della vita e dai miei incastri riportandomi nella realtà, ma non solo, l’altro è il fine di quanto Dio ha messo in me, cioè dell’amore gratuito.

La stessa realtà può essere vissuta con conflittualità o, al contrario, con accettazione e la differenza è data dalla “parola” che ascoltiamo nel nostro cuore.

La qualità della “parola” fa la differenza:  se diamo spazio alla parola di morte allora ci divideremo e inizieremo a fare la guerra con tutti a partire dai più vicini; se accogliamo la parola di Vita allora inizieremo (è un processo)  a essere noi stessi accogliendo l’altro e noi stessi nella normale quotidianità


Fonti: immagine di Rita M.