Storia: I miracoli di Gesù medico - Felice D'ONOFRIO

Felice D'ONOFRIO
I miracoli di Gesù medico
tratto da: Avvenire, 7.10.1999.

"Tutti i casi clinici raccontati nei Vangeli sono compatibili con le conoscenze scientifiche dell'epoca e confermano, quindi, la storicità del Nuovo Testamento". Parla Felice d'Onofrio, docente di medicina interna a Napoli
Intervista di Stefano Andrini

I casi clinici raccontati nei Vangeli e "sanati" dai miracoli di Gesù sono compatibili con le conoscenze scientifiche dell'epoca e confermano, quindi, la storicità del Nuovo Testamento. A lanciare la provocazione è Felice D'Onofrio, ordinario di Medicina interna della II Università di Napoli. "Potrebbe sembrare un'affermazione azzardata ma io credo che la lettura dei Vangeli abbia per il medico un significato particolare. Per colui che opera nel campo biopatologico, l'aspetto di guaritore e di terapeuta del Cristo pone il dolore, al di là del fatto prodigioso, in una sfera dove lo stesso prodigio sottolinea ancor più come la legge biologica sia l'espressione più palpitante dell'opera di Dio. L'intervento sulla legge biologica, operato dal miracolo, a mio avviso esprime, in modo evidente, che tutto è ordinato ed evolve secondo una legge, impressa fin nella particella più piccola, il protone. Questa legge presuppone due momenti fondamentali per tutte le cose viventi, e cioè autodifesa e riproduzione, perché la vita non abbia a finire".

Quali sono gli episodi del Vangelo che l'hanno colpita come medico?
"In primo luogo quello del fanciullo epilettico con la fedele registrazione clinica della crisi. L'inizio dell'attacco con il paziente scaraventato a terra, la fase tonica, l'irrigidimento, la schiuma alla bocca e poi la fase clonica con le convulsioni: è la descrizione di un osservatore che sembra aver assistito alla scena. In questa prospettiva un altro passo interessante è relativo alla guarigione dei ciechi. In entrambi i casi (Betsaida e cieco nato) ciò che accomuna le descrizioni è l'operare di Gesù mediante la sua saliva, un uso che richiama quanto riportato dal Talmud circa il Kollaerion, cioè un impasto di farina con liquidi quale latte umano e chiara d'uovo. Interessante anche l'applicazione della saliva per sfruttare l'effetto antibatterico del solfocianamide di potassio contenuto nella saliva di un soggetto a digiuno. Ma la guarigione del cieco di Betsaida rivela anche un'altra dinamica a sostegno della storicità e della scientificità dell'episodio. Dopo avergli imposto la saliva sugli occhi Gesù gli domanda "Vedi qualcosa?" ed il cieco risponde "Vedo gli uomini, poiché vedo come alberi che camminano". Questa è un'esperienza comune per i soggetti che hanno riacquistato la vista dopo un lungo periodo di cecità e percepiscono le prime immagini come bastoncelli in movimento. C'è poi l'episodio del sordomuto dove di nuovo la storicità viene confermata dal verbo greco «mogilaleo» per esprimere la parola muto. A ben considerare, infatti, il mutismo è secondario alla sordità, la quale in genere è congenita. Il sordomuto non è silenzioso ma articola fonemi e suoni gutturali. Il termine greco usato da Marco potrebbe indicare il parlare a stento con una espressione che ben riassume il modo di parlare gutturale dei sordomuti. Anche per questo miracolo evangelico le espressioni usate sono oltremodo interessanti per una lettura medico-scientifica che nel racconto ritrova elementi altamente probanti per un episodio realmente accaduto".

Come esce dalla sua lettura la figura del medico?
"Non sempre bene. Basti pensare al passo dedicato all'emorroissa, di cui parlano i tre sinottici e che è particolarmente interessante proprio in riferimento all'attività medica. Matteo dice solo che la donna soffriva di emorragie da 12 anni, Marco è più esplicito perché aggiunge che la donna aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza averne alcun vantaggio, anzi decisamente peggiorando. È un quadro abbastanza negativo sull'opera dei sanitari tant'è che Luca, anch'egli medico, quasi per uno scrupolo deontologico, omette ogni allusione alle presunte responsabilità dei suoi colleghi. Per questo caso la diagnosi che possiamo fare a distanza è quella di una fibromatosi uterina. In un'epoca in cui la chirurgia a livello uterino non era praticata, i rimedi contro questa patologia erano inutili e fastidiosi. Nell'antico Egitto si consigliava per questa patologia la fumigazione con carne bruciata, mentre la medicina ebraica consigliava fumigazioni con germogli giovani di particolari viti brucianti in sette buche sulle quali la donna andava progressivamente a sedersi. È comprensibile allora lo scoraggiamento della donna dopo aver eseguito probabilmente più volte questo tipo di terapia su consiglio di medici che avevano indicato la terapia fumigante magnificandone un'efficacia solo ipotetica e nel contempo percependo con tranquillità onorari meno virtuali e sicuramente anche un pò esosi".

Sfogliando il Vangelo cosa può trattenere oggi un medico del Duemila?
"Oltre a ricercare informazioni scientifiche che non fanno a pugni con la storia, semplicemente il messaggio che Cristo volle affidare ai suoi discepoli: e cioè guarire e sanare. Un messaggio di redenzione, quest'ultimo, inteso come opera di risanamento totale dell'individuo, corpo e anima. I medici che sfogliano il Vangelo, laici o credenti non importa, devono aver presente in particolare la parabola del buon samaritano, che per noi significa soprattutto esprimere tutta la nostra solidarietà a chi si trova in uno stato di dolore e di malattia: qualunque cosa viene fatta in aiuto di un sofferente viene fatta in realtà a Cristo, racconta Matteo. Un insegnamento che vale anche per i camici bianchi".


Fonti: testo tratto da storialibera.it - immagine tratta dalla rete

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