Sussidi - Religioni, Culture, Diritti Umani: Rapporti complessi in evoluzione - di Roberto Catalano

Religioni, Culture, Diritti Umani: Rapporti complessi in evoluzione
Di Roberto Catalano
 
Ho avuto la fortuna di partecipare nei giorni scorsi ad un convegno di primissimo ordine organizzato come iniziativa congiunta dalla sezione italiana di Religioni per la Pace, dall’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) e dal Ministero degli Esteri Italiano con l’alto patrocinio del Presidente della Repubblica Italiana. L’evento, che ha visto la partecipazione di circa 250 esperti nel settore di intercultura, diritti umani e cooperazione si è svolto nella cornice del Salone dei Convegni della Farnesina. Il titolo era appassionante e suonava come una sfida impegnativa: Religions, Cultures, Human Rights Complex Relations in Evolution.

Si potrebbero dire molte cose su due giorni di interventi – ben settantasei i relatori provenienti da Asia, Medio Oriente, Americhe ed Europa – serrati e coinvolgenti e sui partecipanti, vero microcosmo interculturale ed interreligioso. Erano presenti, infatti, rappresentanti di istituzioni e di varie fedi – ebrei, cristiani, musulmani, indù, buddhisti e sikhs.

Un aspetto che mi ha profondamente colpito è il fatto che tutti, sia pure con prospettive diversificate, hanno chiaramente coniugato le grandi istanze del mondo d’oggi a riferimenti religiosi. La globalizzazione, per esempio, è stata letta in chiave non solo economica e finanziaria, ma soprattutto come elemento decisivo, o comunque, importante nella ricerca del senso religioso. Il multilateralismo internazionale, categoria di ampio respiro che aveva introdotto e, per vari decenni, codificato la cooperazione fra le nazioni sembra ormai inadeguato a rispondere alle istanze odierne dove i flussi demografici, e quindi culturali e religiosi, avvengono al di là degli stati, spesso osservatori inermi e impotenti di fenomeni che si trovano poi a dover gestire con una miriade di problematiche sociali ed amministrative oltre che economiche.

Nel panorama mondiale la religione, o meglio le religioni, sono sempre più protagoniste determinando problemi, che tutti vedono, ma anche offrendo potenziali soluzioni, che, spesso, tendono ad essere sottovalutate o ignorate.

Il convegno ha introdotto come parametri di riferimento eventi o documenti che non sembravano fino ad ieri avere un ruolo decisivo soprattutto in ambito laico. Mi ha fatto impressione ascoltare dalla bocca di un politico stagionato quale il Sottosegretario agli Esteri, Vincenzo Scotti, il ruolo decisivo di un documento come Nostra Aetate, con il quale il Concilio Vaticano II ha aperto una nuova finestra dal mondo cristiano verso le altre fedi e culture. L’avvenimento Assisi 1986 e la profezia di Giovanni Paolo II con il cantiere della pace, che ha messo tutti i leaders religiosi fianco a fianco, e soprattutto senza nessuno su un piedistallo, è stato spesso citato da rappresentanti delle istituzioni e da uomini di fede come un evento spartiacque nelle prospettive del dialogo interculturale ed interreligioso.

Emerge con una chiarezza sempre più evidente e, oserei dire, impellente lo sforzo concordato di una riformulazione del ruolo della religione all’interno della vita del mondo. E’ necessario riconoscere che il fatto religioso è ormai uscito dal privato dove il secolarismo laicista occidentale l’aveva confinato. Questo è merito dell’evoluzione della storia e, dobbiamo riconoscerlo, noi occidentali dobbiamo essere riconoscenti ad altre culture e religioni. E’, infatti, l’incontro con loro che ha messo in moto questo processo di profonda revisione e riformulazione, che senza dubbio, se ci sarà il coraggio di portarlo fino in fondo, arricchirà tutti.