UT UNUM SINT

 


  | menù Generale | menù di Raffaele |
    

Raffaele Di Francisca
Evangelista  Laico Cristiano Cattolico
– Catania - Collaboratore di One Body One Spirit Project - Presidente e Fondatore della comunità ecumenica carismatica di evangelizzazione

INFUOCATI DALLO SPIRITO SANTO

 


 

 

 

 

 

             

     >>>  clicca qui   

   Domande? 

           Osservazioni?

      Parla direttamente con
 

      RAFFAELE.

   

UT UNUM SINT

L’enciclica “Ut unum sint” di Giovanni Paolo II segna una tappa importante dell’ecumenismo dopo la “unitatis redintegratio” del Concilio Ecumenico Vaticano II.

Credere in Cristo significa volere l'unità; volere l'unità significa volere la Chiesa; volere la Chiesa significa volere la comunione di grazia che corrisponde al disegno del Padre da tutta l'eternità. Ecco qual è il significato della preghiera di Cristo: « Ut unum sint »>>.

Così il papa in poche righe sintetizza il suo pensiero sull’ecumenismo infatti “credere in Cristo significa volere l’unità”, potremmo quindi tranquillamente affermare che “chi non vuole l’unità non crede in Cristo” perché Cristo è il principio di unità per eccellenza, “colui che ha fatto dei due un popolo solo, distruggendo in se l’inimicizia” come dice la Parola di Dio.

“Unità” e “Chiesa” sono un binomio inscindibile perché come non ha senso una famiglia disunita allo stesso modo una Chiesa frazionata in miriadi di cellule, che spesse volte “impazziscono” e creano tumori anche mortali, al Corpo di Cristo che è la Chiesa (vedi nascita delle sette: Testimoni di Geova, Schentology…). E tutto questo non per volontà umana ma perché il Padre ha deciso così manifestando la sua volontà nella parola di suo Figlio Gesù tutti siano uno>> Gv 17,21. 

L'ecumenismo intende precisamente far crescere la comunione parziale esistente tra i cristiani verso la piena comunione nella verità e nella carità. Ogni elemento di divisione può essere trasceso e superato nel dono totale di sé alla causa del Vangelo. Per arrivare alla piena unità occorre inizialmente professare insieme la stessa verità sulla Croce.

I dialoghi interconfessionali a livello teologico hanno dato frutti positivi e tangibili: ciò incoraggia ad andare avanti. L'impegno ecumenico deve fondarsi sulla conversione dei cuori e sulla preghiera, le quali indurranno anche alla necessaria purificazione della memoria storica. Con la grazia dello Spirito Santo, i discepoli del Signore,  animati dall'amore, dal coraggio della verità e dalla volontà sincera di perdonarsi a vicenda e di riconciliarsi, infatti con il Concilio Vaticano II la Chiesa cattolica si è impegnata in modo irreversibile a percorrere la via della ricerca ecumenica.

Ecco lo scopo della presente lettera enciclica: nella sua indole essenzialmente pastorale vuol contribuire a sostenere lo sforzo di quanti lavorano per la causa dell'unità>>.

Nella nostra epoca ecumenica, segnata dal Concilio Vaticano II, la missione del Vescovo di Roma si rivolge particolarmente a ricordare l'esigenza della piena comunione dei discepoli di Cristo afferma Giovanni Paolo II.
L’enciclica è composta da tre parti:

I L'IMPEGNO ECUMENICO DELLA CHIESA CATTOLICA
II I FRUTTI DEL DIALOGO
III QUANTA EST NOBIS VIA?

e da una ESORTAZIONE

La prima parte parla del disegno di Dio che è incentrato sulla comunione di tutti gli uomini in Cristo, e della via ecumenica come  via della Chiesa, ripercorrendo i temi della Lumen Gentium nel capitolo sul popolo di Dio. In “Rinnovamento e conversione” si parla della conversione personale come base per un vero ecumenismo, che non punta il dito sugli altri ma su se stesso e sui propri errori per un vero cambiamento di mentalità. (quando puntiamo un dito sull’altro (indice) ne abbiamo tre (medio-anulare-mignolo) puntati su di noi). Si passa poi a considerare l’importanza della dottrina come via per non deviare dalla Parola di Dio (né a destra né a sinistra) senza tralasciare il primato della preghiera.

La seconda parte sui frutti del dialogo parla della fraternità ritrovata, la solidarietà nel servizio all'umanità, convergenze nella parola di Dio e nel culto divino, crescita della comunione, il dialogo con le Chiese d'Oriente, la ripresa dei contatti, chiese sorelle, progressi del dialogo, relazioni con le antiche chiese dell'Oriente, dialogo con le altre Chiese e Comunità ecclesiali in Occidente, relazioni ecclesiali, e si conclude ricordando le collaborazioni realizzate.

La terza parte “quanta est nobis via?” per continuare ed intensificare il dialogo tratta della ricezione dei risultati raggiunti, continuare l'ecumenismo spirituale e testimoniare la santità, contributo della Chiesa cattolica nella ricerca dell'unità dei cristiani, la comunione di tutte le Chiese particolari con la Chiesa di Roma: condizione necessaria per l'unità, piena unità ed evangelizzazione.

Papa Paolo VI, nella sua Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi: « In quanto evangelizzatori, noi dobbiamo offrire ai fedeli di Cristo l'immagine non di uomini divisi da litigi che non edificano affatto, ma di persone mature nella fede, capaci di ritrovarsi insieme al di sopra delle tensioni concrete, grazie alla ricerca comune, sincera e disinteressata della verità. Sì, la sorte dell'evangelizzazione è certamente legata alla testimonianza di unità della Chiesa [...]. A questo punto vogliamo sottolineare il segno dell'unità tra tutti i cristiani come via e strumento di evangelizzazione. La divisione dei cristiani è un grave stato di fatto che perviene ad intaccare la stessa opera di Cristo »

Riporto interamente parte dell’esortazione finale di Giovanni Paolo II che portano in sé tutta la potenza profetica e pneumatologica di un servo di Dio capace di cambiare il mondo:
Mi tornano alla mente le parole con le quali san Cipriano commenta il Padre Nostro, la preghiera di tutti i cristiani: « Dio non accoglie il sacrificio di chi è in discordia, anzi comanda di ritornare indietro dall'altare e di riconciliarsi prima col fratello. Solo così le nostre preghiere saranno ispirate alla pace e Dio le gradirà. Il sacrificio più grande da offrire a Dio è la nostra pace e la fraterna concordia, è il popolo radunato dall'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo ». All'alba del nuovo millennio, come non sollecitare dal Signore, con rinnovato slancio e più matura consapevolezza, la grazia di predisporci, tutti, a questo sacrificio dell'unità?
Io, Giovanni Paolo, umile servus servorum Dei, mi permetto di fare mie le parole dell'apostolo Paolo, il cui martirio, unito a quello dell'apostolo Pietro, ha conferito a questa sede di Roma lo splendore della sua testimonianza, e dico a voi, fedeli della Chiesa cattolica, e a voi, fratelli e sorelle delle altre Chiese e Comunità ecclesiali, « tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi [...]. La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi » (2 Cor 13, 11.13).>>